Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Ex Ilva, la settimana della verità. A Genova lavoro assicurato solo fino al 24 novembre

Trattativa Conte-Mittal su esuberi e affitto degli impianti. Cornigliano attende la prima cassa integrazione per scendere in piazza

Genova. L’ultima nave da Taranto è arrivata sabato alla banchina di Cornigliano, e in previsione non ce ne sono altre. Un carico modesto, appena 30mila rotoli d’acciaio, destinati principalmente alla linea di zincatura. “Per i laminati gli ordini arrivano alla 47esima settimana dell’anno, quindi fino al 24 novembre”, spiega Armando Palombo, delegato Fiom dell’Ilva di Genova. Invece per la banda stagnata (le lattine, tanto per capirci) c’è lavoro “sino a fine anno. Quella non conosce crisi”. E poi? “Non lo sappiamo – sospira – l’azienda potrebbe anche decidere di spegnere tutto domani”.

Quella alle porte dovrebbe essere la settimana della verità. Secondo indiscrezioni il premier Conte, dopo la visita a Taranto, tornerà a incontrare a breve i vertici del gruppo. Il Governo le proverà tutte per convincere ArcelorMittal ad annullare la sua fuga. Due le ipotesi che, secondo rumors di maggioranza, potrebbero essere percorribili. Un maxi-sconto sul prezzo che l’azienda paga per l’affitto e che ha già messo sul piatto per l’acquisizione dell’ex Ilva (1,8 miliardi) e una trattativa per ridurre i 5mila esuberi posti come condizione per ripensarci.

“La sensazione è che non ci siano margini accettabili”, spiega tuttavia una fonte vicinissima al dossier. Per questo Conte si prepara allo stesso tempo alla guerra legale. Anche perché, nonostante la dichiarata “disponibilità” dell’esecutivo a ripristinare lo scudo penale, il M5s non ha intenzione di cedere. I termini per presentare l’emendamento al dl fiscale scadono lunedì mattina. L’unica alternativa, visto che Jindal ha smentito l’interesse a tornare in pista, sarebbe la nazionalizzazione. Magari con l’intervento di Cdp o Invitalia.

Genova per ora non scende in piazza. Nonostante l’appoggio confermato da Toti e Bucci, i lavoratori riuniti venerdì in assemblea hanno adottato una linea improntata alla cautela. “Aspettiamo un casus belli, e finora non ce ne sono stati”, ribadisce Palombo. Ad esempio le prime lettere con la comunicazione della cassa integrazione, perché “se toccano un lavoratore, toccano tutti”. E visto che il portafoglio ordini non traguarda la fine di novembre, è molto probabile che questo possa accadere già nei prossimi giorni.

Il materiale per la banda stagnata e cromata, però, arriva dalla Spagna e non dalla Puglia. E Cornigliano, che è l’unico stabilimento italiano in grado di produrre latta, senza nemmeno inquinare, in teoria potrebbe lavorare per anni. Ma i sindacati ritengono che difficilmente ArcelorMittal deciderà di mantenere in funzione alcune linee per fermarne altre: se si chiude, si chiude tutto. Un ulteriore paradosso. Basti pensare che, nel nostro paese, su otto lattine una viene lavorata a Genova, le altre sette sono importate dall’estero.

Proprio a Genova, intanto, si è acceso lo scontro tra Confindustria e Cgil. “Mantenere i livelli di occupazione con queste crisi congiunturali è un errore”, ha detto il presidente nazionale Vincenzo Boccia nel capannone di Ansaldo Energia che sta proprio di fronte all’Ilva. “Sono parole senza senso, c’è un accordo da rispettare”, ha replicato il segretario generale Maurizio Landini.

E se Conte visitasse anche lo stabilimento di Genova? “Noi siamo la fabbrica delle porte aperte, accogliamo tutti, accoglieremo anche lui – conclude Palombo – Ma come il Governo ha creato il problema, ora lo deve risolvere. Ricordandosi che qui vige un accordo di programma che fissa il reddito e i livelli di occupazione. Noi non arretriamo di un passo”.