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Ex Ilva, è (anche) guerra di ‘carte’: i commissari diffidano Mittal dalla ‘restituzione’ dei dipendenti

Roma. E’ anche una guerra di carte quella che si sta consumando in queste ore tra i legali di Arcelor Mittal che hanno formalizzato la cessazione del contratto di affitto degli stabilimenti ex Ilva e il trasferimento di tutti i dipendenti (di cui 1016 dello stabilimento di Cornigliano) di nuovo ad Ilva in amministrazione straordinaria.

Oggi i commissari, attraverso una lettera inviata via Pec dal direttore delle risorse umane Claudio Picucci, diffidano formalmente Arcelor dall’”adottare qualsivoglia ulteriore azione in pregiudizio della tutela occupazione e reddituale dei dipendenti e dello stato degli impianti”.

Sempre nella lettera l’iniziativa di Arcelor Mittal viene definita “improvvida e improvvisa, in palese contrasto con le dichiarazioni di intenti collaborativi e le azioni comunicateci fino a qualche giorno addietro”. I commissari manifestano quindi “profondo dissenso all’avvio e all’espletamento della procedura in esame”.

La situazione quindi si fa pesante per i circa 10 mila dipendenti di Arcelor Mittal perché la guerra di carte sembra un dettaglio giuridico ma rischia in realtà di scaricarsi sui lavoratori visto che al momento c’è una azienda che dichiara di cedere i lavoratori e un’altra, che al momento non sembra intenzionata a riprenderseli. A questo punto, la domanda è lecita: di chi saranno dipendenti dal prossimo mese e chi pagherà i loro stipendi?