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Distruzione di mezzi di produzione e false comunicazioni ai mercati: due procure indagano contro Arcelor Mittal

Accanto, sempre presso il tribunale di Milano, la battaglia civile sulla retrocessione di stabilimenti e lavoratori

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Genova. E’ una battaglia giudiziaria ad alta tensione quella che si è aperta sulla vertenza Arcelor Mittal. Da una parte il deposito del recesso da parte del gruppo franco indiano ex articolo 47, dall’altro il ricorso d’urgenza dei commissari. Ma accanto alle questioni civilistiche si apre, pesantemente, anche il fronte penale. Sono due le procure che hanno aperto altrettante inchieste sulla vicenda: Taranto e Milano. A Taranto i pm indagano per distruzione di mezzi di produzione e ‘Appropriazione indebita’. Quest’ultima ipotesi fa riferimento al fatto che i commissari di Ilva nella denuncia sostengono che il magazzino del siderurgico sia stato svuotato rispetto alla merce che vi era al momento della consegna. Stamattina vertice in Procura tra pm e Gdf. A Milano invece la procura ha già iniziato ad ascoltare oggi le prime persone informate sui fatti nell’ambito dell’indagine aperta. Indagine che a breve passerà da un fascicolo esplorativo ad uno con l’ipotesi di reato di false comunicazioni al mercato e stanno valutando profili di reati fallimentari. . Il procuratore Francesco Greco stamani ha incontrato anche uno dei commissari dell’Ilva e in mattinata in Procura ci sono state riunioni tra pm e investigatori.

Nel ricorso cautelare depositato in Tribunale a Milano fra l’altro i commissari dicono che ArcelorMittal ha aderito ad un contratto che non forniva alcuna garanzia sui rami d’azienda trasferiti dall’ex Ilva. Secondo i commissari “la controparte ha accettato senza alcuna obiezione un testo contrattuale che prevede esplicitamente che (… ) le concedenti non prestano alcuna garanzia (…)” nemmeno “sullo stato di fatto e di diritto dei beni costituenti i rami” d’azienda. Sempre nel ricorso si legge che l’iniziativa di ArcelorMittal di sciogliere il contratto di affitto dell’ex Ilva “nulla c’entra con le giustificazioni avanzate che non pervengono neppure ad un livello di dignitosa sostenibilità: essa è invece semplicemente strumentale alla dolosa intenzione di forzare con violenza e minacce un riassetto” dell’obbligo contrattuale “precedentemente negoziato (…) che il gruppo (…) evidentemente non ritiene più rispondente ai propri interessi”.