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Controlli sul container di una onlus in porto a Genova: “Conto da 6500 euro, il costo di un pozzo in Burkina Faso”

L’associazione Shalom ha inviato del materiale per l’edilizia in Africa ma adesso deve pagare il lavoro di carico e scarico

Genova. La storia è quella di un container carico di materiale edile, spedito dall’associazione Shalom, una onlus che opera da 40 anni in aiuto delle popolazioni di diversi paesi dell’Africa, in Burkina Faso. Andrea Gozzini, ingegnere e responsabile del progetto Acqua del Movimento Shalom, ci racconta la vicenda: “Ultimamente abbiamo inviato in Burkina Faso un container per l’edilizia, essenzialmente elementi per ponteggi – spiega – l’autorità doganale presso il porto di Genova ha legittimamente disposto un controllo del contenuto del container prima dell’imbarco, ciò presupponendo di scaricare e successivamente ricaricare il materiale disposto all’interno”.

Controllo effettuato, tutto regolare. Sì, peccato che per quelle operazioni di carico e scarico, effettuate la prima volta dai volontari dell’associazione, siano state utilizzate le maestranze che operano in porto a Genova. La compagnia di spedizioni ha infatti escluso che fosse possibile che se ne occupassero nuovamente i volontari.

Risultato? “Alla fine fine della fiera ci è stato presentato un conto di € 6.575 e solo perché lo spedizioniere si è fatto carico di una parte delle spese. Solo per ricaricare € 2.700, ovvero tre turni) – continua il referente di Shalom, che ha scritto anche alla stessa Port Authority di Genova – sicuramente è tutto legittimo, ma è da notare che la somma pagata corrisponde al costo di un pozzo e che invece di “aiutarli a casa loro” si preferisce aiutare un sistema protetto la cui efficienza è tutta da dimostrare”.