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Chiusura A26, sarà l’inferno. Seimila tir al giorno invaderanno Genova

E tutto sarà convogliato su una delle tratte più vecchie del paese

Genova. La chiusura sine die della A26 getta la viabilità regionale all’inferno: l’unico collegamento con il nord è la A7, che diventerà praticamente irraggiungibile per chi arriva da ponente, di fatto concentrerà su di sé i flussi di tre autostrade.

Per raggiungere Genova ovest arrivando da ponente, come è noto, si dovrà attraversare la città, uscendo dalla sempre congestionata A10 a Genova Aeroporto, per immettersi sulla Guido Rossa, proseguire per Lungomare Canepa, e attraversare il nodo di san Benigno per poi incolonnarsi sulla Genova-Serravalle. Per chi per lavoro dovrà raggiungere le città del nord, come Milano, il viaggio potrebbe almeno triplicare la sua durata, se va bene.

Questo tragitto, con la chiusura della A26 è l’unico possibile per chi deve andare in Piemonte, in Lombardia o comunque a nord: lo sarà per tutto il traffico proveniente da Francia, Imperia, Savona e ponente genovese. Lo sarà soprattutto per il traffico merci proveniente dai porti di Vado, Pra’ e Genova. Migliaia di camion, migliaia di macchine, che manderanno in tilt tutta la rete viaria genovese. Il maggior sistema portuale italiano, di fatto, è praticamente isolato, sulle sue direttive principali: sono 4 mila i tir che raggiungono il capoluogo ligure ogni giorno, e quasi duemila Savona. Questi seimila tir da domani transiteranno in mezzo alla città.

Lo stesso inferno sarà anche per chi da nord dovrà andare in Liguria: un volume di traffico spaventoso sarà costretto a passare sulla carreggiata più antica della A7, con curve tortuose e viadotti costruiti tra gli anni 30 e 50. Alcuni di questi sono oggi nelle carte della procura, e molti chilometri sono vessati da cantieri e limitazioni di traffico. Non sappiamo quanto durerà questa situazione, sappiamo che sarà un’inferno.