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Carige, trattativa fiume su esuberi e chiusure: le uscite calano da 800 a 680

Ma il confronto tra azienda e sindacati è tutt'altro che chiuso, in ballo anche contratto integrativo e nazionale

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Genova. Ieri sera la riunione tra i sindacati dei bancari e azienda è andata avanti fino a mezzanotte, e non è finita, anche se da entrambe le parti c’è la volontà di chiudere e archiviare anche questo passaggio di riorganizzazione della “banca dei genovesi“. Ma nonostante alcuni tasselli debbano ancora trovare il loro posto, i rappresentanti dei lavoratori hanno già ottenuto alcuni risultati importanti.

Intanto, il numero di uscite – no licenziamenti – previsto dalla fine dell’anno al 2023 in base al piano industriale presentato 8 mesi fa dai tre commissari di Carige è sceso da 800 a 680. Altri 400 sono già stati “sistemati” attraverso il ricorso a pensionamenti anticipati ed esodi consensuali.

Questa era una delle partite difficili nell’ambito dell’ampia trattativa, che prevede anche 200 nuovi ingressi (le nuove assunzioni potrebbero essere legate all’utilizzo delle quota 100 per gli esuberi).

L’altro aspetto su cui i sindacati hanno avuto rassicurazioni è quello delle chiusure degli sportelli: né tra i 45 che chiuderanno a breve né i 50 previsti a giugno porteranno all’uscita di Carige da regioni italiane. Sembrava che la banca fosse vicina ad abbandonare parte del territorio, come ad esempio le Marche, invece resterà almeno con un presidio su ogni regione.

La gestione del risparmio, uno degli elementi fondamentali della nuova Carige, sarà attuata in modo sinergico tra la capogruppo e la sua controllata Cesare Ponti, restano alcune questioni legate sia al trattamento di quei 680 che comunque dovranno lasciare Carige, sia alla proroga del contratto integrativo che scadrebbe alla fine del 2020. L’intenzione dei sindacati è di blindarlo fino al 2023 in modo che, in previsione delle chiusure, dell’ingresso di CCB e del passaggio al cash light (sportelli aperti solo al mattino), e ai relativi futuri problemi di mobilità, i lavoratori abbiano tutte le tutele del caso e non accada, come successo nel caso banche venete-Intesa, che i dipendenti abbiano meno garanzie.

Nel frattempo, oltre alle trattative tra Carige e sindacati, prosegue il percorso verso l’aumento di capitale da 700 milioni che ha come protagonista il Fondo interbancario con, appunto, CCB come socio industriale.

Nelle prossime settimane, al più tardi, quando saranno messe a punto alcune dovute integrazioni, dovrebbe arrivare l’ok della Consob. L’obbiettivo del management dell’istituto di credito è sempre stato quello di procedere con la ricapitalizzazione entro la fine di dicembre 2019 in modo da arrivare a gennaio con la nomina di un nuovo cda legato a quelli che saranno i nuovi equilibri nell’azionariato.