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Atp, i privati pagano i nuovi bus e alzano la posta per uscire dall’azienda

Arrivati in cassa 1,6 milioni dell'aumento di capitale, saranno utilizzati per comprare nuovi mezzi e fare manutenzione

Genova. È arrivato ieri nelle casse di Atp Esercizio il bonifico di 1,6 milioni da parte di Autoguidovie. Sono i soldi che l’azienda lombarda si era impegnata a versare dopo aver sottoscritto l’aumento di capitale da 3,5 milioni complessivi, una mossa che ha blindato la sua posizione di socio di minoranza nell’azienda delle corriere e complicato il progetto di fusione con Amt voluto dal sindaco Marco Bucci.

La Città metropolitana è pronta a sbarcare in tribunale nei prossimi giorni per contestare la presenza dei privati in base al parere fortemente negativo dell’Anticorruzione. Ma intanto proseguono le trattative sottobanco per evitare lo spauracchio della gara per l’affidamento. Gli ultimi rumors sostengono che la famiglia Ranza sarebbe pronta a uscire dall’azienda a fronte di una somma pari agli investimenti finora sostenuti. Bucci aveva confermato che l’offerta economica “c’è ed è sul tavolo”, ma Autoguidovie finora non ha mai accettato. E la strategia, adesso, sembra chiaramente quella di alzare la posta per mettere il sindaco alle strette.

In effetti la cifra sganciata dai lombardi fa comodo all’azienda di trasporto pubblico che li userà per acquistare nuovi mezzi e attrezzature informatiche, oltre che per la manutenzione. Attualmente in Atp si è aperta una procedura  per la fornitura di 11 autobus nuovi urbani Classe I con pianale interamente ribassato, con motore a ciclo diesel emissioni Euro VI, di lunghezza compresa tra 10 e 10,80 metri.

“Con lo stanziamento frutto dell’aumento di capitale si punta ad acquistare altri mezzi di tipo Daily da utilizzare in particolare nell’entroterra – dice Claudio Garbarino, consigliere metropolitano delegato ai trasporti -. Se un privato che non ha peraltro alcun potere di controllo e di gestione investe 1,8 milioni di euro su un’azienda pubblica come Atp, vuol dire che dà un giudizio positivo di un’azienda che svolge prima di tutto un servizio sociale. Questo è un bel segno”.

Chi non vede il bicchiere mezzo pieno finora sono i sindacati. Tutti raggelati dalla doccia fredda del niet al piano di fusione deliberato da Autoguidovie, nonostante l’accordo approvato da tutte le parti coinvolte, e ora preoccupati perché i privati non sembrano avere alcuna intenzione di retrocedere.