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Allerta meteo e scuole, rischio caos. Tursi scrive ai presidi: “Cambiate i piani di emergenza”

Dopo la polemica di Ferrante, il Comune chiarisce: con allerta rossa durante le lezioni i ragazzi possono uscire. Gambino: "Chi ha capito male dovrà adeguarsi"

Genova. Adeguare i piani di emergenza all’ordinanza comunale che disciplina come comportarsi in caso di allerta meteo. È quanto chiederà il Comune di Genova a tutte le scuole della città dopo la polemica scatenata dal presidente del municipio Bassa Valbisagno, Massimo Ferrante, che martedì scorso ha criticato la decisione di non passare alla ‘rossa’ col bollettino di metà giornata. “Nessun preside di buon senso, dopo l’alluvione del 2011, avrebbe fatto uscire i ragazzi. Ed è per questo che l’allerta è rimasta arancione”, ha dichiarato.

Una circostanza che, in realtà, non si è mai verificata da quando la Liguria ha adottato il sistema a colori. Se l’allerta rossa arriva in anticipo, si sa, le scuole chiudono in automatico. Ma se l’allerta rossa scatta quando gli studenti sono in classe, esattamente cosa succede? Alcuni piani di emergenza – documenti adottati dai singoli istituti – prevedono che tutte le persone presenti negli edifici scolastici (studenti, insegnanti e collaboratori) debbano rimanere all’interno. E però l’ordinanza vigente in tutta Genova, firmata da Marco Doria nel 2016, dice un’altra cosa: e cioè che il blocco dell’uscita non scatta con l’upgrade dell’allerta, ma con l’attivazione della fase operativa di allarme da parte della protezione civile.

“L’allerta è una previsione, ed è molto improbabile che si possa passare improvvisamente da un colore all’altro. Il sistema, invece, è tarato sul piano di emergenza comunale che prevede tre distinte fasi operative in corso di evento: attenzione, preallarme e allarme”, spiega Francesca Bellenzier, direttrice della protezione civile del Comune di Genova. In altre parole l’allarme (che è l’ultima fase, la più grave) può scattare anche durante un’allerta arancione, che è la massima prevista per i temporali.

“Se ad esempio martedì scorso il Bisagno avesse raggiunto il livello critico con rischio di esondazione – specifica il consigliere delegato Sergio Gambino – noi avremmo comunicato subito lo stato di allarme a tutti i cittadini. E in quel caso i bambini sarebbero rimasti a scuola, anche senza allerta rossa. Paradossalmente, invece, potremmo avere un rio in secca vicino a un istituto. In quel caso che senso avrebbe impedire a tutti di uscire?”.

La questione, insomma, è più complessa di come sembrava. E il meccanismo probabilmente non è apparso chiaro a tutti i dirigenti scolastici negli anni passati. Tanto che adesso Tursi corre ai ripari. Nel pomeriggio si sono riuniti Gambino, Bellenzier e i tecnici degli uffici comunali. “Nelle prossime ore invieremo una circolare a tutti i poli educativi, dalle università agli asili nido, e ribadiremo che cosa prevede il piano di emergenza. Se qualcuno ha interpretato male, deve recepire le nostre indicazioni”, annuncia il consigliere delegato alla protezione civile.

Da una prima verifica è emerso che tutte le scuole comunali sono già allineate. Ma diversi istituti privati e statali hanno sempre dato per buona l’equazione tra allerta rossa e studenti trattenuti in classe. Alcuni piani recano persino una data anteriore alla nuova ordinanza. “Questi sono addirittura inadempienti – osserva Gambino – comunque controlleremo. Ma i genitori devono sapere che in allerta rossa possono andare a prendere i figli. Se qualcuno ha capito male non è colpa nostra. Questo piano risale al 2015, bisognava adeguarsi prima”. Replica Ferrante: “Sono contento che scrivano ai presidi, vuol dire che avevo ragione. Se io non lo avessi sollevato, il problema non sarebbe mai venuto fuori”.