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Allerta meteo e polemiche sulle scuole, Gambino: “Organizzatevi come se fossero chiuse”

Il consigliere spiega l'ordinanza: se l'allerta meteo diventa rossa durante la giornata, l'obbligo di tenere i bambini in classe non scatta in automatico

Genova. “Se qualche famiglia ha problemi, il consiglio che noi diamo è questo: organizzatevi come se le scuole fossero chiuse”. Così il Comune, per voce del consigliere delegato alla protezione civile Sergio Gambino, risponde all’ennesima ondata di polemiche dopo la giornata di maltempo all’insegna dell’allerta arancione.

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All’alba la conferma dal Coc che gli istituti avrebbero aperto regolarmente, poi la pioggia incessante, il livello dei torrenti che cresceva a vista d’occhio, la preoccupazione delle famiglie che la situazione potesse degenerare. E infine l’attacco di Massimo Ferrante, presidente del municipio Bassa Valbisagno: a suo dire andava emanata da subito l’allerta rossa. “Perché se l’avessero data nel primo pomeriggio – spiega – la gestione delle scuole sarebbe stata un caos, visto che i dirigenti avrebbero dovuto impedire ai genitori di venirsi a prendere i bambini”.

Il “metodo scientifico” varato da Bucci, insomma, fa sempre discutere. Il sistema funziona così: in allerta arancione scuole sempre aperte, salvo problemi nella notte. In quel caso il Coc si riunisce alle 5.30 e può decidere per la chiusura totale o parziale, quindi anche solo in una zona specifica della città. Il precedente risale al 15 ottobre: il Ponente finisce sott’acqua, con strade allagate e torrenti ingrossati, quindi al Matitone si decide che da Cornigliano a Voltri non si farà lezione. Ma molte famiglie non ricevono in tempo il messaggio. E scoppia il caos.

“Noi dobbiamo far sì che l’ingresso a scuola avvenga in sicurezza – spiega Gambino – e per questo durante la notte dobbiamo compiere una serie di valutazioni. Ai genitori che lamentano di avere poco tempo per organizzarsi noi suggeriamo di comportarsi come le scuole fossero chiuse, così avranno un problema in meno. A chi invece ha comunque difficoltà a tenere i bambini a casa offriamo la possibilità di mandarli a scuola, e questo sarebbe impossibile se chiudessimo tutto il giorno prima. È giusto provare a tenerle aperte, anche decidendo con due ore di anticipo”.

Per fronteggiare i ritardi nella comunicazione il Comune ha ufficializzato proprio in queste ore un nuovo sistema di messaggi che in futuro sostituirà completamente i vecchi sms. In questo modo anche l’eventuale chiusura last minute arriverà in tempo reale sugli smartphone dei genitori. “Ma in quel caso esistono già catene di istituto che coinvolgono dirigenti e genitori”, puntualizza Gambino. E per gli studenti delle superiori che viaggiano al di fuori del proprio municipio? “In quel caso parliamo del cosiddetto rischio in itinere – dice ancora il consigliere – e in caso di pericoli concreti di esondazione si mette in moto un meccanismo per chiudere subito tutte le strade a rischio”.

Cosa succede, invece, se l’allerta rossa scatta mentre le scuole sono già aperte? È vero che in quel caso gli studenti sono obbligati a restare in classe? “Non è così – precisa Gambino in risposta alle polemiche sollevate da Ferrante – perché ieri, nel caso in cui fossimo passati da allerta arancione ad allerta rossa, i bambini sarebbero andati a casa all’orario prestabilito”.

Com’è possibile? In realtà il blocco dell’uscita dagli istituti scatterebbe solo con l’attivazione della fase operativa di allarme della protezione civile. A prevederlo è l’ordinanza firmata dal sindaco Marco Doria nel 2016, tuttora in vigore. Questo meccanismo è formalmente slegato dall’allerta meteo.

“Si può entrare in allarme anche senza nessuna allerta, ad esempio se si verifica un evento catastrofico improvviso – spiega il consigliere -. A quel punto vengono inviate comunicazioni affinché i genitori non vadano a prendere i ragazzi. E comunque il Comune è attrezzato anche per veicolare i pasti in caso di emergenza”.

Tutto chiaro? Non proprio. Ricapitoliamo. Stando alle indicazioni del Comune, se l’allerta rossa inizia prima dell’orario di entrata, i plessi vengono automaticamente chiusi. Se invece l’allerta rossa inizia quando gli studenti sono a scuola, tutte le persone all’interno (compresi docenti e collaboratori) vengono trattenute solo se la protezione civile entra in fase di allarme, altrimenti escono normalmente. Questo è quanto prevede di fatto l’ordinanza comunale.

Alcuni piani di emergenza in vigore nei singoli istituti, tuttavia, parlano espressamente di “allerta rossa durante l’orario scolastico” e non di “allarme”. Una situazione che contribuisce a generare confusione e incertezza. “Verificheremo insieme ai dirigenti e faremo cambiare i piani non aggiornati“, replica in conclusione Gambino.