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Aggiungi un posto a tavola non perde lo smalto e conquista anche Genova fotogallery

Protagonista al Teatro Carlo Felice Gianluca Guidi nel ruolo che fu di suo padre Johnny Dorelli

Genova. Non era indubbiamente facile per Gianluca Guidi firmare anche la regia dello spettacolo che lo vede protagonista nei panni che furono di suo padre Johnny Dorelli. Per lui un altro confronto importante dunque, quello con Garinei e Giovannini per “Aggiungi un posto a tavola“, commedia musicale qui prodotta da Alessandro Longobardi per Officine del Teatro Italiano in collaborazione con Viola Produzioni, che è diventata un successo planetario ormai a oltre 40 anni dalla prima messa in scena. Missione compiuta, testimoniata dal fatto che il musical è stato accolto con applausi dal numeroso pubblico della prima al teatro Carlo Felice (anche se non c’era il tutto esaurito, complice una serata di tregenda con allerta arancione).

La trama

La storia è liberamente ispirata a After me the deluge di David Forrest. Don Silvestro (Gianluca Guidi), parroco di un paesino di montagna, riceve una telefonata da Dio (Enzo Garinei) per un incarico importantissimo: dovrà costruire una nuova arca entro tre giorni per affrontare il secondo diluvio universale. Nonostante il sindaco e falegname del paese Crispino (Marco Simeoli) si opponga, Don Silvestro, riesce a convincere i compaesani, ma dovrà affrontare altre minacce al suo progetto, a partire dall’arrivo di Consolazione (Lorenza Mario), donna di facili costumi, che metterà a dura prova gli uomini del paese proprio nella notte in cui, secondo i piani di Dio, dovrebbero accoppiarsi con le proprie mogli per dare il via alla ripopolazione del mondo quando sarà finito il diluvio. L’Altissimo ci mette una pezza, rendendo Toto, l’ingenuo del paese (Piero Di Blasio), un amatore tale da farla capitolare. Finita l’arca, al momento dell’imbarco, interviene un cardinale inviato da Roma che convince la gente del paese a non seguire don Silvestro, che a suo dire disonora l’abito che porta. Il diluvio arriva per davvero e sull’arca si ritrovano solo don Silvestro e Clementina (Camilla Nigro), la giovane figlia del sindaco perdutamente innamorata di lui e che per tutta la rappresentazione proverà ad ogni costo a conquistarlo. L’acqua incomincia a sommergere i paesani, don Silvestro decide di abbandonare l’arca per condividere con i suoi fedeli quel terribile momento. Dio, vedendo fallire il suo progetto, interrompe il diluvio e fa sorgere l’arcobaleno. La vicenda si chiude su una tavola in festa celebrando il ritorno alla serenità.

Guidi è stato fedele alla versione originale, rendendola fresca e sempre attuale (per esempio aggiornando con figure più celebri oggi, i poster che la spasimante di don Silvestro, Clementina, ha trasformato incollandoci sopra la faccia di don Silvestro).

Perfetta l’amalgama e l’intesa degli attori e ballerini sul palco, che si sono mossi bene nel complesso impianto scenico che è il fulcro della rappresentazione (ideata da Giulio Coltellacci e adattada da Gabriele Moreschi): una splendida doppia struttura lignea che ruota su se stessa e si trasforma continuamente (impegnativo il lavoro dietro le quinte durante tutto lo spettacolo), da chiesa a piazza cittadina, da bosco a interno della casa del sindaco o dello stesso don Silvestro, culminando con la costruzione in diretta dell’arca di Noe.

I costumi di Giulio Coltellacci sono stati adattati da Francesca Grossi: davvero coloratissimi, splendido il rosso per Consolazione, una Lorenza Mario convincente su tutti i fronti, dando al personaggio una sfumatura più sofisticata e meno volgare.

La Clementina di Camilla Nigro è maliziosa quanto basta per far sorridere ancor di più il pubblico, ottima sia nella prosa sia nelle parti cantate. Marco Simeoli aveva il compito di sostituire Enzo Garinei nel ruolo del sindaco ed è stato perfido (e ridicolo) quanto basta. Piero Di Blasio rende bene la trasformazione di Toto da sempliciotto a amante di successo. Centrata vocalmente la performance di Francesca Nunzi nei panni di Ortensia, la moglie di Crispino.

Le coreografie di Gino Landi, presente e applauditissimo in sala (con l’assistenza di Cristina Arrò) non hanno perso smalto e si incastrano perfettamente nel meccanismo narrativo, che non soffre di momenti di calo.

I momenti di dialogo tra don Silvestro e Dio sono un’altra “chicca” che merita il prezzo del biglietto, visto che a 93 anni Enzo Garinei si è messo in gioco in questo nuovo ruolo.

Le musiche eseguite dal vivo dall’orchestra del Teatro Carlo Felice (diretta da Maurizio Abeni), con l’impegno anche del coro dietro le quinte (preparato da Francesco Aliberti), danno un’ulteriore spinta alla messa in scena, nonostante qualche raro momento in cui la musica sovrastava i cantanti.

Menzione speciale per le luci di Umile Vainieri, che rendono davvero romantica la scena del bosco. Realistico l’effetto della pioggia e dei fulmini del diluvio.

Se si guarda oltre la trama scanzonata inoltre, le chiavi di lettura sull’attualità sono molteplici: dal celibato dei preti (che Dio giudica assurda) all’esclusione del “diverso”, in questo caso Consolazione, la volubile natura umana, sensibile al potere, il libero arbitrio, a conferma della freschezza di questo testo senza età.

Repliche: venerdì 8 ore 20; sabato 9 (ore 15 e ore 20); domenica 10 (ore 15).