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Rivolta in Cile, gli ex esuli della dittatura contro Piñera: “El pueblo unido jamás sera vencido”

Presidio della comunità cilena contro le violenze e lo stato di emergenza: "Quanto i militari escono in strada si torna al tragico passato"

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Genova. Cantano “El pueblo unido jamas sera vencido”, canzone di Sergio Ortega, composta al tempo della presidenza Allende e poi divenuta simbolo della lotta per il ritorno alla democrazia in Cile dopo il golpe di Pinochet i cileni residenti da anni a Genova che questa sera sono scesi in piazza per protestare contro la situazione nel loro Paese.

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Dopo una rivolta di studenti, formalmente per un aumento del prezzo dei trasporti pubblici ma in realtà, che è in realtà una protesta contro le diseguaglianze sociali, il presidente Piñera ha messo in campo i militari e il bilancio a pochi giorni dall’inizio della protesta conta già 13 morti, oltre alle violenze in piazza e allo stato di coprifuoco.

“Il presidio nasce perché noi che abbiamo vissuto la dittatura in Cile sappiamo cosa vuol dire quando i militari escono in strada e quando viene dichiarato lo stato di emergenza – racconta Gino Mirabelli, che dal Cile è fuggito proprio a causa della dittatura – non vengono rispettati i diritti umani, si cominciano a sequestrare e uccidere le persone. Oggi i giovani sono stanchi di 40 anni di liberismo puro, non sono certo i 30 pesos di aumento dei mezzi pubblici”.

Musica, tamburi, bandiere e cartelli contro il presidente e la “sua guerra” per i circa 200 cileni che si sono ritrovati in piazza De Ferrari, perché per molti di loro questa situazione ricorda pesantemente il passato da cui sono fuggiti negli anni Settanta: “Sono una donna che ha vissuto il 1973 – aggiunge Marlene Torres – quando i miei amici scomparivano nel nulla. Crediamo che il popolo oggi stia tutti in quegli studenti, nei lavoratori, nei professori che oggi protestano. Per questo chiedo all’Onu un intervento a sostegno del popolo cileno”.