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Regionali 2020, nei comitati “post Morandi” scattano i primi posizionamenti

Fabrizio Belotti, dalla "zona arancione" al partito di Irene Pivetti. Ma c'è chi è pronto a scommettere che il contatto fra partiti e reti di attivismo non si fermerà qui

Genova. Il primo a schierarsi apertamente, con diversi mesi di anticipo rispetto alle prossime elezioni regionali, è stato Fabrizio Belotti. L’ormai ex presidente del comitato di abitanti ai confini della zona rossa è diventato, all’inizio di ottobre, il coordinatore genovese di Italia Madre. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, è il partito fondato circa un anno fa dalla ex presidente della Camera Irene Pivetti.

Dopo le esperienze in Lega ed Udeur Pivetti ha lanciato l’idea di un partito “diversamente europeista” cercando di sondare i territori per piazzare, all’interno delle liste, nomi “freschi”. La politica si è iniziata a occupare della questione Morandi circa un anno fa con un convegno sul rilancio di Genova (organizzato a Milano).

Fabrizio Belotti, dipendente di Amt, impiegato nel settore commerciale, ha deciso di capitalizzare politicamente la propria breve ma già intensa esperienza nel comitato. Nel giro di pochi mesi ha trattato con presidenti del consiglio, capi di partito, sindaci, commissari e presidenti di regione la partita degli indennizzi per chi abita al confine con il cantiere del Morandi, ottenendo rimborsi economici e visibilità. Qualche altra figura di raccordo tra comitati e politica ha fatto dell’ironia.

E mentre il comitato degli abitanti ai confini della zona rossa nomina un nuovo presidente – Antonio Lillo – si aprono le ipotesi su chi ritroveremo, nei prossimi mesi, nelle liste elettorali.

I bookmaker neppure accettano quotazioni per Franco Ravera, presidente del comitato degli sfollati, forse la figura maggiormente sotto i riflettori e con la più approfondita capacità politica, comunicativa e di mediazione tra quelle emerse dopo la tragica vicenda del Morandi. Qualcuno lo avrebbe visto “bene” candidato con un partito di centrosinistra, a partire dal più classico dei Pd. Alla fine, Ravera, potrebbe sorprendere tutti, però, e tenersi fuori dall’agone per le regionali. Lo stesso potrebbe non valere per altri esponenti dello stesso comitato/associazione.

I partiti potrebbero provare ad attingere fra altre reti di attivismo civile, persone in gran parte già impegnate sul territorio prima del 14 agosto 2018 ma che con il crollo del ponte sono diventate punti di riferimento anche mediatico. Parliamo di gruppi come i Liberi cittadini di Certosa, ma anche di associazioni ambientaliste, pubbliche assistenze, consorzi fra commercianti. Forse è presto per iniziare con il totonomi, ma le scommesse sono già aperte.