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Mal di pancia

Regionali 2020, M5s spaccato sull’alleanza col Pd: parte la fronda anti Salvatore

Nel Movimento cresce la corrente possibilista, la settimana prossima vertice con gli esponenti liguri. E Tosi fa partire la frecciata: "Le scelte vanno condivise"

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Genova. Alle prossime regionali in Liguria “le alleanze con il Pd o altri partiti non ci sono e non ci saranno”. Così parlò Alice Salvatore all’indomani della débacle umbra che ha messo subito in crisi il modello giallo-rosso alla base del Conte bis. Non una qualunque, ma la capogruppo del Movimento 5 Stelle in via Fieschi, nonché candidata contro Toti nel 2015, e soprattutto allineatissima al capo politico Luigi Di Maio che ha dichiarato altrettanto limpidamente: “Le alleanze a livello locale sono un’esperienza chiusa”. Tutto chiarito, dunque? Probabilmente no.

Nel Movimento 5 Stelle ligure sta crescendo il disagio della corrente ‘possibilista’ che rifiuta l’idea di condannarsi all’opposizione perpetua. E che è convinta di poter costituire, insieme al campo progressista che ha iniziato nelle scorse ore il percorso ufficiale verso le regionali, l’unica alternativa possibile allo strapotere di Toti, trainato sì dalla Lega ma minacciato dal possibile sgambetto di alcuni forzisti vicini a Claudio Scajola. La prossima settimana ci sarà un incontro chiarificatore tra esponenti liguri di ogni livello amministrativo. “E ci confronteremo molto apertamente”, assicura una fonte vicina al partito che esclude la presenza al tavolo di Beppe Grillo.

Chi parla in maniera apertamente critica è invece Fabio Tosi, consigliere regionale con base elettorale a Rapallo, più volte sul punto di lasciare il Movimento: “Le scelte devono essere condivise, altrimenti si pecca – chiosa – e a pensarla così siamo in tanti, anche consiglieri comunali e municipali”. Tradotto: la posizione imposta dai vertici lascia molti scontenti. E a chi gli chiede se seguirà le orme di Francesco Battistini e Gabriele Pisani, che hanno abbandonato la nave proprio per le divergenze rispetto alla linea di Salvatore, risponde: “Io ho preso un impegno con gli elettori e resto per coerenza”.

La frattura comunque è concreta, e in fondo non è nemmeno notizia di oggi. Solo che adesso chi rischia di finire in minoranza è proprio Alice Salvatore. Anche perché, dopotutto, l’alleanza nazionale col Partito Democratico è nata di fatto in una villa di Sant’Ilario, e all’altro capo del telefono c’era quel Matteo Renzi che ora può vantare un manipolo di seguaci anche in Liguria e permettersi di decidere se sostenere la coalizione di centrosinistra o meno.

“Per ora è sempre valida la linea decisa su Rousseau, e cioè che il Movimento potrà allearsi con liste civiche ma non partiti. La prossima settimana parleremo delle regionali in genere, al momento non c’è alcun discorso aperto su una coalizione col centrosinistra”, puntualizza Luca Pirondini, capogruppo M5s a Tursi ed ex candidato sindaco promosso dalla stessa Salvatore. Questa la posizione ufficiale. Anche nell’aula rossa genovese, però, c’è chi non è d’accordo. E dice di essersi stufato di remare sempre contro, dichiarandosi invece aperto a un dialogo che possa portare il Movimento al governo anche in Regione.

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