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“Pensate fuori dagli schemi e portateci le vostre idee”, incontro tra il sindaco Bucci e i “millennials”

Domande su ambiente, lavoro, scuola, infrastrutture da parte dei 19enni. Sul voto ai 16enni, primo cittadino contrario: "No, se serve per acchiappare voti"

Genova. Non si può esattamente dire che il gruppo di diciottenni e diciannovenni che questa mattina ha incontrato il sindaco di Genova Marco Bucci, durante una sessione degli Stati generali dell’educazione a palazzo Ducale, fosse un campione molto rappresentativo della generazione Millennials.

Camicia inamidata per i ragazzi, cerchietto e trucco appena accennato per le ragazze, niente piercing, tatuaggi in vista, brand ostentati né qualche pezzo vintage per la maggior parte di loro. Iscritti ai licei D’Oria e Gobetti, hanno comunque tempestato di domande il sindaco. E se la maggior parte di loro sembrava concentrata sull’emergenza ambientale e sul futuro lavoro, non sono mancati interrogativi su priorità “curiose” da ascoltare dalla bocca di un millennial genovese, come il “degrado delle lapidi sotto l’arco di piazza della Vittoria” o “la necessità della linea del terzo valico“. Loro seduti per terra sugli scalini di marmo del Salone del maggior consiglio, lui al tavolo che li sovrastava, in una posizione che, forse, alla maggior parte dei millennials, sarebbe risultata poco simpatica. Tant’è.

“Non è vero che non ascoltiamo i ragazzi, se hanno buone idee noi li ascolteremo – dice Bucci all’inizio dell’incontro – e se invece non lo faremo possono sempre mandarci a casa, con il voto”. Rigorosamente dopo i 18 anni, però.

Generica

“Abbassare l’età del voto a 16 anni? Sono contrario”. Tranchant Marco Bucci rispondendo alla domanda posta, però, dal giornalista che moderava il dibattito e non certo dagli studenti. “Abbiamo stabilito che l’età per votare è 18 anni, se la abbassiamo a 16 dovremmo abbassarla anche a 14 – continua Bucci – se dobbiamo rivedere questo principio deve esserci un buon motivo, e io non vedo buoni motivi. Se si pensa di accaparrare voti più facilmente allora quella è proprio una ragione per dire di no”.

Si è parlato anche di rifiuti, occupazione, uguaglianza di genere, scuola, sicurezza. Cristiano ha chiesto “se secondo il sindaco i ragazzi oggi possono pensare di trovare lavoro a Genova dopo la scuola”, Martina ha domandato se “esista un trattamento dei cittadini veramente equo”, Salvatore ha domandato cosa si stia facendo contro lo spaccio nel centro storico, Chiara ha chiesto come funzioni davvero la raccolta differenziata.

Il sindaco ha risposto in maniera coincisa ma cercando sottolineare alcuni aspetti. “Sulla necessità di consegnare al futuro un mondo più in salute di quello in cui viviamo siamo in linea con il pensiero dei giovani – ha detto – quello che invito loro a fare e di cercare di attuare il cambiamento a partire da loro stessi, se perdono l’interesse e la voglia di cambiare la società è finita”. A proposito di lavoro Bucci ha insistito sull’andare oltre i luoghi comuni: “Non è vero che non c’è lavoro, le aziende ci chiedono 400 ingegneri a Genova e non li troviamo, c’è bisogno di 200 panettieri, e non si trovano, io credo che i ragazzi debbano pensare fuori dagli schemi, sfruttare la flessibilità piegandola a loro vantaggio, e puntare sul proprio talento”.

Il sindaco di Genova ha ricordato ai ragazzi e ragazze presenti all’incontro la parabola di successo di personaggi come Bill Gates, Steve Jobs, Harry Ellison, fondatori di Microsoft, Apple e Oracle. “Hanno mollato l’università al primo anno perché sembrava loro una perdita di tempo e hanno seguito il loro progetto investendo tutte le loro energie – ha detto Bucci con una frase che, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico genovese è suonata quasi rivoluzionaria – non voglio dire che non bisogna fare l’università, dico che bisogna capire subito e coltivare le proprie potenzialità, non farsi ingabbiare, think out of the box”.