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Parco ‘sottoponte’, il progetto non conquista la rete: critiche per manutenzioni e vicinanza Polcevera

Accoglienza social gelida per il 'progettone' che punta a cambiare per sempre il volto della Valpolcevera

Genova. Il progetto del rilancio non passa la prova dei social, anzi: il disegno di quello che sarà il parco sotto il nuovo ponte trova un’accoglienza gelida da parte della comunità “on line” genovese, che si esprime in maniera molto critica a quanto presentato ieri.

Stiamo parlando dei commenti arrivati tramite facebook agli articoli che in queste ore hanno divulgato foto e rendering del futuro parco “sottoponte”, presentato in pompa magna come prossimo gioiello di Genova, tra bosco, torre eolica, e pista ciclabile sopraelevata.

L’articolo pubblicato da Genova24 ha ricevuto centinaia di commenti, la cui maggior parte stroncava il progetto. Certo, il “campione” non ha nessun valore scientificamente statistico, e se Genova è la città del mugugno, i suoi “ambienti social” lo sono ancora di più, ma raramente lo schieramento è stato così netto e sbilanciato, avendoci abituati ad almeno due opposte tifoserie che se la giocano, su tutto. Ieri, invece, non c’è stata storia. E la tendenza è facilmente riscontrabile anche sulle pagine di altre testate genovesi. Mettetevi comodi, e dateci dentro con lo scroll.

Il punto meno digerito è sicuramente l’incognita manutenzioni: in molti fanno notare come una simile struttura super hi-tech richiederà un impegno di gestione non indifferente, cosa che crea molto scetticismo, se comparata a quanto i genovesi vedono tutti i giorni, da molti anni, fuori dalla porta di casa: dai marciapiedi pericolanti, alle buche in strada, dai parchi pubblici divenuti giungle urbane alla sporcizia diffusa. “Genova sta andando a pezzi, non tagliano nemmeno le erbacce che ci sono e pensano di mantenere una cosa del genere ..”. Lampante.

Non meno gettonata la questione sicurezza: nei rendering il Polcevera ha il sereno aspetto di un fiume di pianura, ma tutti i genovesi sanno quanto possa essere incontenibile la sua potenza durante le piene autunnali, stretto com’è tra argini di cemento. Il parco costruito a due passi dall’alveo, in quella che potenzialmente è zona soggetta ad alluvioni (classificata almeno in parte, nel vigente piano di bacino, a rischio medio) rende scettiche molte persone.

La “notizia”, anche se poi non confermata, del possibile spostamento del petrolchimico a poche centinaia di metri, inoltre ha decisamente “smontato”, o per lo meno fatto passare in secondo piano, l’anima green e sostenibile del progetto, generando sarcasmo e scetticismo: “Un parco ipertecnologico dove portare i figli a 500 metri dal futuro polo petrolchimico?”. Domanda, nel caso, lecita.

Le questioni poi si susseguono, dall’impatto paesaggistico alla opportunità dell’impegno di spesa, e via discorrendo. Non mancano gli apprezzamenti, certo, ma a scorrere le centinaia di commenti che abbiamo raccolto, noi e come noi altri colleghi, sembra evidente che, almeno sulla tribuna politica social, il “progettone” non ha conquistato il cuore mugugnone di una buona parte della città, che certamente è famosa per la propria ritrosità al cambiamento, ma che altrettanto sicuramente si porta ancora addosso ferite antiche di scelte sbagliate e scempi che furono. Ai posteri, e ai post, l’ardua sentenza.