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Marassi, detenuto arrestato per maltrattamenti si impicca in carcere: aveva minacciato la compagna di darle fuoco

E' il secondo suicidio dall'inizio dell'anno. Il Sappe: "Agenti penitenziari lasciati soli"

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Genova. Questa notte un detenuto italiano in attesa di giudizio per maltrattamenti ed entrato a Marassi solo poche ore prima, si è tolto la vita impiccandosi in cella.

Gli agenti penitenziari sono prontamente intervenuti con il massaggio cardiaco. L’uomo è stato poi trasportato in ospedale ma è morto poco dopo. Lo comunica il sindacato Sappe.

A Marassi è il secondo suicidio dall’inizio dell’anno. “Un dramma di fronte al quale nessuno deve fare finta di nulla” dice il sindacato.

“Non conosciamo le cause che hanno indotto all’insano gesto, ma di fatto esiste un disinteresse alle condizioni di vita della popolazione detenuta a Marassi che è discutibile sin dai dati numerici con 730 detenuti il 57% sono stranieri, che devono che devono convivere in spazi per 525 posti, un quadro penitenziario, quello di Marassi che si rappresenta con il 33% di detenuti tossicodipendenti”.

Il sindacato ricorda altri dati drammatici sulla situazione in carcere a Marassi con “quasi 100 atti di autolesionismo, 73 colluttazioni e 40 ferimenti, un decesso per cause naturali e, quello che è come SAPPe Liguria denunciamo con fermezza, le continue aggressioni che subisce la Polizia Penitenziaria all’interno degli istituti della Liguria e a Marassi in modo particolare”.

“Poco più di un anno fa – continua Lorenzo – la direzione di Marassi si è resa parte attiva con l’assessore regionale alla sanità di un protocollo sul “rischio suicidario” ma ancora nulla si sa, a distanza di quasi un anno dalla sua introduzione, sulle modalità attuative di tale protocollo”.

L’uomo era stato arrestato a fine luglio a Savona per aver minacciato la convivente di darle fuoco con la benzina. La relazione era iniziata ad agosto 2018 e, pur costellata di problemi, era proseguita tra alti e bassi fino a questa estate, quando la donna dopo l’ennesimo gesto violento lo aveva allontanato da casa.

L’uomo, che aveva problemi di dipendenza dall’alcool e precedenti penali (a febbraio era stato arrestato per tentato omicidio), a quel punto aveva trovato riparo in una cantina di via Milano, eletta ad abitazione di fortuna.

Infine l’epilogo: il 26 luglio si era recato a casa di lei chiedendo di entrare e, di fronte al rifiuto della donna, aveva iniziato a picchiare violentemente sulla porta minacciando appunto la ex compagna di darle fuoco. “Vado a comprare una tanica di benzina e ti brucio”, le avrebbe urlato. A quel punto la vittima si era finalmente decisa a chiamare la polizia: l’uomo si era allontanato ma era stato rintracciato e arrestato poco dopo nei pressi della cantina in cui viveva.