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Incendio ad auto dell’Eni: denunciate due anarchiche, perquisite le abitazioni foto

Indagine del ros. Sono indagate per concorso in incendio aggravato dalla finalità di terrorismo

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Genova. I carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Genova hanno eseguito due perquisizioni nei confronti di altrettante militanti anarchiche, ritenute responsabili dell’incendio appiccato il 30 luglio scorso e che aveva danneggiato un’auto in uso all’ENI nella centralissima via Brigate Partigiane del capoluogo ligure.

Lo stesso giorno sul web era stato diffuso un comunicato di rivendicazione dell’azione dalla cui lettura risultava evidente la matrice anarchica dell’incendio, in continuità con la “campagna” già da tempo promossa contro la multinazionale. Nel lungo documento, dove il mondo attuale viene definito una “galera a cielo aperto fatta di catene accettate come normali necessità” viene spiegato il perché è stato scelto l’Eni come obiettivo.

Le due donne, S.B e A.M. sono accusate di concorso in incendio aggravato dalla finalità di terrorismo. Le perquisizioni sono avvenute nei quartieri del Lagaccio e di Rivarolo su mandato della Dda di Genova.

Le indagini hanno consentito di documentare le fasi immediatamente precedenti e successive al delitto nonché di raccogliere significativi elementi per identificare le donne, filmate nell’atto di dare fuoco alla vettura.

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Nei frame delle telecamere acquisite dagli investigatori si vedono le due donne, che hanno rispettivamente 31 e 29 anni, mentre trafficato sotto l’auto che prende fuoco solo dopo che le donne si sono allontanate. In quella fase le due indagati sono completamente travisate: al riconoscimento gli investigatori sono arrivati seguendo il percorso delle stesse a piedi dove avrebbero abbandonato gli indumenti utilizzati per il travisamento.

Le due indagate, appartenenti al circuito anarchico federativista genovese e note agli investigatori, nel gennaio scorso erano state peraltro denunciate dalla Digos di Genova per le scritte murali inneggianti alle BR e di ingiuria nei confronti del sindacalista Guido Rossa di cui ricorreva il 40° anniversario dell’uccisione da parte di un commando brigatista.