Il Cannone al Carlo Felice per il Paganini Festival. Francesca Dego: "Non sto nella pelle" - Genova 24
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Il Cannone al Carlo Felice per il Paganini Festival. Francesca Dego: “Non sto nella pelle”

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Genova. “Cosa aspettarmi quindi dal Cannone, leggendario violino di Paganini, lo strumento del violinista più celebre di tutti i tempi? Non sto nella pelle e mi emoziono profondamente al solo pensiero”. Parole di Francesca Dego, la giovane violinista italiana che domenica sera al Carlo Felice (ore 20) avrà il privilegio di suonare (per gentile concessione del Comune di Genova) il Guarneri del Gesù appartenuto a Paganini.

Un appuntamento di grande richiamo. Nel giorno del compleanno di Paganini il Festival intitolato al grande artista si concluderà dunque con un concerto sinfonico al Carlo Felice organizzato grazie al contributo della Fondazione Hruby e dell’Associazione culturale “Musica con le ali”. Francesca Dego interpreterà il Concerto n.1 di Paganini con la direzione di Alpesh Chauhan che proporrà anche pagine di Glinka e di Sostakovic.

Prima dell’evento conclusivo, il pubblico potrà prendere parte ad altri tre appuntamenti di rilievo sparsi nella giornata. Alle 11 ( Foyer del Teatro Carlo Felice) l’associazione Genovapiedi offrirà un concerto dal titolo La chitarra a corte: Niccolò Paganini e Luigi Boccherini.
La giornata proseguirà alle ore 14 (partenza davanti a Palazzo Tursi) con il tour La Genova di Paganini con Niccolò Paganini jr. e Michele Trenti.

Infine, alle 17 (Teatro della Gioventù, sala Barabino), in collaborazione con il Festival della scienza Niccolò Paganini junior, discendente diretto dell’illustre artista, parlerà sul tema “Elementi vecchi e nuovi nella musica di Paganini”.

“Non ho quasi ricordi di me prima di Paganini – ha ancora dichiarato Francesca Dego – Il primo incontro (scontro?) con i Capricci avvenne a 11 anni, e con il Concerto n.1 un paio d’anni dopo. Da allora è stata una storia d’amore e odio profondi e la sua musica è sempre presente sul mio leggio, forse per sfida o addirittura come monito, nel caso mi sfiori l’idea di montarmi la testa. L’op. 6 è il concerto solistico che ho eseguito di più in assoluto e l’ho debuttato proprio a Genova, nella finale 2008 del Premio Paganini. Nel frattempo l’ho anche inciso, insieme ai Capricci, per Deutsche Grammophon. La scrittura di Paganini è mostruosa, non c’è niente che la eguagli nel repertorio: tutto dev’essere sicuro al mille per cento perché sul palco, sotto pressione, ti tradisce. Anche l’aspetto meramente fisico non è da sottovalutare: lo studio quasi maniacale necessario anche solo per resistere allo sforzo muscolare mi ha aiutata a maturare, sperimentare e conoscere meglio me stessa. La soddisfazione e la fatica nel “risolvere” un passaggio particolarmente ostico può essere paragonata alla sensazione, al tempo stesso drenante ed esilarante, di fare sport testando i propri limiti. Ma questo ovviamente non è l’elemento centrale nella sua musica. Rossini scherzava che “meno male Niccolò non scrive opera, o saremmo tutti disoccupati!”. Per questo sono convinta che le orchestre e i direttori che hanno dimestichezza con il repertorio operistico siano quelli che possono veramente supportare il solista al meglio in questo magnifico repertorio”.

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