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I cortei funebri a Genova: gli scatti di Francesco Leoni e la memoria di una città

Nella solennità dei cortei funebri i dettagli di una città che non esiste più ma che ancora si intravede. Il tutto in un libro gratuito pubblicato da Asef

Genova. Poco meno di duecento scatti che raccontano una tradizione che a Genova, così come nelle altre città d’Italia, si è persa a partire dagli anni Sessanta: quella del corteo funebre che accompagnava i defunti verso l’ultimo viaggio. Gli scatti attraversano un periodo storico lungo 15 anni, dal 1936 in pieno periodo fascista al 1951.

Le immagini del fotoreporter genovese Francesco Leoni (di cui i figli Andrea e Paola custodiscono l’archivio oltre ad averne seguito le orme), raccolte nel libro pubblicato da Asef per celebrare i 110 anni di storia, documentano i sontuosi addii pubblici a notabili genovesi, di nascita e d’adozione, come il cardinale Pietro Boetto e don Luigi Orione, il calciatore Ottavio Barbieri e l’imprenditore Attilio Squarcina ma anche le luttuose processioni per le morti bianche in porto di operai e artificieri del dopoguerra che morirono nel tentativo di disinnescare una bomba inglese accompagnati da schiere di orfanelle dolenti.

“A centodieci anni dalla fondazione della società comunale che si occupa di onoranze e trasporti funebri – commenta l’amministratore di Asef Franco Rossetti – abbiamo voluto dare un contributo alla ricostruzione storica della nostra città attraverso questo volume, una raccolta preziosa di immagini imperdibili del maestro Leoni che documentano una Genova che non esiste più, che ne rammentano la grandezza e l’orgoglio, valori che oggi tutti noi vogliamo ritrovare”.

“Abbiamo acquisito i diritti dell’archivio Leoni su questo settore – spiega ancora Rossetti – Francesco diceva che non va buttato via niente perché questa è la storia della città e questo si collega alla storia di un’azienda che fa onoranze funebri perché anche il cimitero è un luogo di memoria, è il luogo della storia della città”.

Nelle immagini ciò che colpisce, al di là dei cortei stessi con la loro solennità, sono i dettagli di una città che non c’è più: le insegne, le scritte, i particolari di una città scomparsa ma che ancora si intravede spesso sotto gli intonachi a tener viva la memoria.

“Sono molto orgogliosa – dice Paola Leoni – perché questo un omaggio anche a mio papà, che trattava questo archivio come un figlio tanto che a noi diceva sempre: ricordatevi ragazzi che la cosa importante di uno studio fotografico è l’archivio perché è la memoria della città