Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Erdogan dà il via all’invasione del Rojava curdo, scatta presidio sotto il consolato turco

"C’è il rischio di un’altra catastrofe umanitaria nel Nord della Siria"

Genova. A seguito delle notizie che arrivano dalla Turchia, con la decisione di Erdogan di dare il via all’invasione dell’esercito di Ankara del territorio siriano, gli attivisti genovesi organizzano presidio di protesta sotto il consolato turco di largo Pertini.

“C’è il rischio di un’altra catastrofe umanitaria nel Nord della Siria, dopo l’annuncio di Erdogan e l’abbandono di Trump, definito “una coltellata alle spalle” dall’esercito che ha battuto Isis con un enorme tributo di sangue, 11mila morti, 22mila feriti – scrivono gli organizzatori nel comunicato stampa ed evento facebook – Unione Europea e Onu balbettano, “ammoniscono” senza prefigurare alcuna soluzione. D’altronde, non ci sono state parole di condanna nemmeno la scorsa settimana quando il presidente turco ha presentato all’Assemblea generale dell’Onu il suo nuovo progetto per rifugiati”.

Erdogan chiama “Safe Zone” quella striscia di terra (lunga 480 chilometri e profonda 30) su cui costruire ex-novo 140 villaggi in cui trasferire un milione di profughi siriani. “In realtà, è un modo per mascherare una sostituzione demografica nell’area a maggioranza curda tra Siria e Turchia. Un progetto per rifugiati che crea altri rifugiati. Paradossale come le parole usate: la Turchia schiera 300 mila soldati e chiama l’operazione “Sorgente di Pace”, esattamente come due anni fa definì i bombardamenti su Afrin “Ramoscelli d’ulivo”. Basta ricordare quei terribili 55 giorni di bombardamenti per sapere cosa accadrà: morti e profughi”.

L’appuntamento per la manifestazione è venerdì pomeriggio alle ore 18,00 dalla statua di Garibaldi: “Lì, e in tutte le città lungo il confine, fino a Qamishlo, davanti all’ufficio dell’Onu, migliaia di civili – arabi, curdi, siriani, yazidi, assiri – stanno protestando. Si appellano anche a noi.
E noi rispondiamo! La loro rivoluzione è la nostra rivoluzione”.