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Depositi Multedo, presentate bozze piani emergenza esterna. Ma non lo sapeva nessuno, o quasi

La mail che doveva avvisare le redazioni non è mai partita

Genova. Martedì 8 ottobre, presso la Scuola Musicale “Giuseppe Conte” di Genova, sono stati presentati i documenti preliminari dei Piani di emergenza esterna delle ditte Carmagnani, Superba e Porto Petroli di Multedo ed Eni di Pegli. Una consultazione pubblica avvenuta però in sordina, alla presenza di una manciata di persone, esclusi i tecnici

Una platea limitata però, visto l’importanza della tematica: i Pee sono scaduti dal 2015 e su Carmagnani e Superba da mesi si discute del loro ricollocamento, per il quale recentemente sono state paventate soluzioni tra Cornigliano e Sampierdarena, due dei più popolosi quartieri genovesi.

Ma cosa è successo? Molto semplice: la notizia della convocazione dell’incontro pubblico sembra essere stata fatta girare molto poco, rimanendo in comunicati stampa pubblicati sul sito della Prefettura (non nella sezione dedicata ai Piani di emergenza esterna, però) e sul sito del Comune di Genova, in una sotto sezione. Come norma prevede. Ai giornali, invece, non è arrivato nulla, nonostante per le riunioni relative ad altri impianti ad incidente rilevante svoltesi in passato fossero arrivate puntuali “notizie per la stampa” dalla prefettura stessa.

incontro piani emergenza esterna multedo

Un vero peccato, visto l’importanza del tema e visto le novità che presentano le bozze dei nuovi piani di emergenza esterna (da ieri consultabili sul sito della prefettura) rispetto alla vecchia edizione, come per esempio la possibilità di eventi esplosivi per l’impianto di Superba, analizzati nel piano del 2012 e che prevedevano, nel caso, danni “da sicuro impatto ad alta letalità” fino ad un raggio di 37 metri dagli impianti, e “di danno con lesioni irreversibili” fino a 51 metri. Possibili eventi che, nelle slide presentate martedì scorso, non sono più contemplati. Una novità che avrebbe sicuramente suscitato qualche domanda e richiesto qualche risposta. Peccato.

Una “anomalia” registrata non soltanto dalla redazione di Genova24: abbiamo verificato con i colleghi di altre testate e agenzie anche nazionali che per questa consultazione “pubblica” la prassi solitamente seguita, che interpreta in senso allargato la normativa sulla materia dandone la maggior visibilità possibile, ha fatto eccezione. Solo per questa volta, la volta più attesa.

Una modalità che, a prescindere dall’importanza del ruolo che possono avere i giornalisti e la stampa, ha reso molto difficile alla popolazione informarsi e partecipare. Che è il senso della consultazione. Abbiamo chiesto chiarimenti alla prefettura stessa, che ha ci ha spiegato che purtroppo la mail di avviso dell’incontro, benché pronta, non è partita. Lo stesso prefetto vicario ha inoltre ricordato che dalla pubblicazione del materiale, che è comunque non definitivo, “Gli interessati potranno, entro trenta giorni dalla pubblicazione, far pervenire proposte di modifiche ed integrazioni ai Piani di Emergenza”. Ha inoltre assicurato che la prefettura è disponibile a convocare una nuova consultazione prima di approvare definitivamente il piano. 

Ne prendiamo atto, ma va sottolineato, però, come questa sia materia di protezione civile, e anche dagli organi preposti di Regione e Comune, comunicazioni a riguardo non sono arrivate, nonostante fossero coinvolti assessori, tecnici ed enti dedicati. Insomma le responsabilità sono di molti, e sono anche politiche.

Insomma, non sta a noi giudicare regolarità della procedura, certo è che, visto la mole di comunicati che arrivano tutti i giorni dai palazzi su qualsiasi argomento, per un tema del genere ci si aspetterebbe una modalità e un approccio diverso. Capiamo che l’argomento è spinoso, delicato e politicamente scomodo, ma la soluzione non è “giocare a nascondino”. Quello che spiazza è il mancato rispetto per il ruolo dei cronisti, e, soprattutto, dei cittadini, la cui sicurezza e consapevolezza del rischio sembrerebbe essere un corollario trascurabile. Tutto questo, però, è inaccettabile.