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Cornigliano, Giardino Lineare pronto all’inaugurazione. Prova a rinasce lo spazio sottratto alle infrastruttre fotogallery

Dopo le parole e i progetti, sta per iniziare la prova dei fatti: il nuovo spazio verde sarà un esperimento riuscito?

Genova. Sarà inaugurato martedì 22 ottobre alle 11,30 il Giardino Lineare di Genova Cornigliano, la nuova area di verde urbano, realizzata su progetto di Sviluppo Genova, che si sviluppa lungo il tracciato ferroviario e la nuova strada a scorrimento Guido Rossa.

L’opera prova a valorizzare uno spazio interstiziale (altrimenti perso) lungo circa 650 metri e di larghezza variabile (dai 6 a 18 metri) collocato tra due infrastrutture pesanti (strada e ferrovia). E’ collegato alla città grazie alla riapertura di alcuni archivolti passanti nel rilevato ferroviario fino ad oggi tamponati, che per oltre sessanta anni sono stati i varchi di accesso alle acciaierie.

Stando alle intenzioni dei progettisti “Il Giardino Lineare suggerisce un modo alternativo di muoversi lungo le direttrici est-ovest all’interno del quartiere, ed è il primo tassello di una serie di interventi di rigenerazione urbana e di paesaggio che, dopo la stagione delle nuove opere di infrastrutturazione stradale, prevede interventi mirati di recupero del tessuto urbano e degli spazi collettivi. La sfida è stata rendere attrattivo e piacevole uno spazio residuale di 9.500 metri quadrati confinato tra due infrastrutture fortemente impattanti, con l’ambizione e l’ottimismo di trasformarlo in elemento qualificante del tessuto urbano”.

“Il progetto è stato sviluppato nella convinzione che nella trama della città densa e sfrangiata non esistono frammenti che non possano essere progettati e valorizzati per generare nuovi ed inaspettati modi di fruire lo spazio della collettività, implementando il più possibile la qualità del verde urbano – proseguono – Il disegno del nuovo giardino trae origine dalla necessità di mitigare l’impatto acustico prodotto dalla nuova strada; il tema squisitamente funzionale è stato trasformato in opportunità per disegnare un luogo sottratto alle infrastrutture, e si è progressivamente arricchito di altri elementi che hanno caratterizzato lo spazio più come un luogo di passaggio che di sosta”.

Un sistema articolato di green hills e green walls riccamente vegetate dovrebbe assolvere alla funzione di barriera acustica, accompagnando i fruitori lungo tutto lo sviluppo del giardino. Sull’altro lato vasche ed aiuole ad altezze variabili, inframezzate a sedute, interagiscono con il muro ferroviario lasciandone a vista le parti più interessanti e mitigandone l’impatto visivo e di isola di calore. Le nuove essenze dialogano con la vegetazione spontanea e con residui di carpenterie metalliche (memorie dell’industria pesante) che sono state conservate. Lungo il percorso, in corrispondenza degli archivolti di collegamento con la città, si aprono piccoli slarghi dedicati alla sosta.

L’impiego delle green walls, che hanno ingombro planimetrico assai ridotto, consente di recuperare lo spazio verso la strada, articolando spazialmente il percorso. Nelle aree di sosta è prevista una pavimentazione differente, più scabra rispetto al resto, per suggerire movimenti più lenti (il percorso è anche ciclabile).

Tutta la parte non vegetata, larga al minimo 2,5 metri, varia altimetricamente con pendenze mai superiori al 4%, per consentire in alcuni punti di traguardare la città oltre il muro della ferrovia. Planimetricamente il percorso segue linee spezzate, per suggerire punti di vista sempre diversi ed abbracciare il più possibile, con lo sguardo, il mutevole verde condensato sui margini.

Nella parte terminale e più larga del giardino, ad est, troverà luogo la nuova fermata ferroviaria della rete urbana, a quota dei binari e dunque sopraelevata, di prossima realizzazione; dal giardino si raggiungerà la stazione mediante la passerella in acciaio cor-ten. In una città compressa come Genova, il modello progettuale del giardino lineare è replicabile in molte altre situazioni di frangia, specialmente nelle aree ex industriali del ponente urbano, dove una pianificazione post-bellica fortemente orientata alla crescita industriale ha lasciato profonde ferite nei tessuti otto e novecenteschi.

Altri progetti possono essere sviluppati su sedime di proprietà pubblica, su aree di confine che, se non adeguatamente progettate ed immesse in rete, sono inevitabilmente destinate all’incuria e all’abbandono.