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Trattative

Autonomia, Liguria più vicina all’obiettivo: parte il negoziato col Governo

Toti punta su sanità, porti e infrastrutture. Il ministro: "Prime intese già a gennaio, ma l'ultima parola spetta al Parlamento"

Genova. Riparte il cammino della Liguria verso l’autonomia differenziata dopo lo stop imposto dalla crisi del governo Conte. “Ci sono le condizioni per aprire rapidamente nelle prossime settimane i tavoli specifici”, ha detto il presidente Giovanni Toti dopo l’incontro col ministro Francesco Boccia in visita a Genova. Porto, sanità e infrastrutture i punti chiave del documento presentato già lo scorso aprile.

“Oggi, dopo aver ridefinito confini di quella richiesta, abbiamo deciso di far partire il negoziato tra delegazione trattante della Regione Liguria e i tecnici del ministero che sono al lavoro già da settembre – ha spiegato il ministro Boccia -. La proposta della Regione Liguria, come quella della Toscana, esalta alcune specificità della regione ma non tocca alcune materie oggetto di grandi discussioni politiche nel paese, mi riferisco per esempio a scuola e cultura”.

Dovrebbe essere più semplice, quindi, il cammino per la Liguria, che però dovrà comunque seguire l’iter delle altre regioni. Già a gennaio, ha annunciato Boccia, potranno essere firmate le intese specifiche “ma l’ultima parola spetterà al Parlamento e non prenderemo scorciatoie”. Le norme generali saranno definite da un’apposita legge quadro che dovrà essere una “cintura di sicurezza”, sempre nelle parole del ministro, per evitare che alcune regioni siano avvantaggiate rispetto ad altre. Ad affiancare il governo sarà una commissione di esperti di cui fa parte, tra gli altri, l’ex governatore lombardo Roberto Maroni.

COSA CAMBIA. Anzitutto in tema di sanità, la Liguria chiede maggiore autonomia legislativa e amministrativa per garantire i livelli essenziali di assistenza (Lea), con la possibilità di superare i vincoli di spesa, flessibilità nella definizione dei ticket e una diversa distribuzione dei posti letto sul territorio.

Punto cruciale dell’intesa sarà quello che riguarda i porti. La Regione chiede di istituire un fondo per la trattenere sul territorio una quota dei tributi pari al 3% dell’Iva, dei dazi e delle accise generate annualmente. Nomina diretta dei presidenti delle Autorità portuali e trasformazione in società per azioni, oltre a semplificazioni che escludano intese preventive col Mit.

In tema di infrastrutture, resta sullo sfondo l’idea di una società autostradale ligure lanciata da Toti per supplire alla gestione di alcune tratte in caso di revisione o revoca della concessione ad Aspi. “Lo abbiamo accennato al ministro, potrebbe essere parziale soluzione di alcuni problemi. Se troveremo un accordo si entrerà nello specifico”, ha precisato Toti. L’ultima parola spetterà però alla ministra De Micheli.