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Allarme Bisagno: “Troppi detriti in alveo, l’esondazione è questione di centimetri” fotogallery

Il presidente del municipio insiste: "Il problema non è la vegetazione, serve la riprofilatura degli argini". Nel 2015 alluvione scongiurato per soli 23 centimetri

Genova. “La vedete quella montagnetta lì? È alta cinque metri, arriva quasi al livello della strada. Ieri il Polcevera era pieno, se dovessero arrivare 300 millimetri di pioggia sul Bisagno cosa succederebbe?“. Non si dà pace Massimo Ferrante, presidente del municipio della ‘bassa valle’, all’indomani dell’allerta meteo che ha fatto tremare chi abita a ponente e vicino all’altro torrente genovese.

Ad allarmare non è tanto la vegetazione – il Comune e Aster hanno regolarmente eseguito lo ‘sfalcio’ tra settembre e ottobre – quanto la presenza di detriti accumulati sulle sponde e intorno ai piloni dei ponti durante le piene. Il fenomeno è ben visibile sotto i muretti di corso Galliera, dove i rovi si possono quasi toccare con mano e l’impressione è che l’esondazione possa essere questione di centimetri.

“In effetti la differenza la fanno pochi metri cubi di terra – spiega Ferrante – come nel caso del 13 settembre 2015, quando il Bisagno non esondò a Borgo Incrociati per soli 23 centimetri”. Il merito, secondo l’architetto presidente di municipio, fu della cosiddetta riprofilatura degli argini chiesta e ottenuta da Tursi pochi mesi prima.

“Non si tratta di uccidere anatre e cinghiali e nemmeno di fare un dragaggio, ma di asportare il materiale che si sedimenta in quei punti perché l’alveo diventa quasi pianeggiante e il flusso verso il mare rallenta”. Secondo i tecnici, quei detriti rischiano poi di ostruire il deflusso nella strozzatura sotto viale Brigate Partigiane, dove sono in corso (ma in ritardo rispetto al programma complessivo) i lavori per allargare la copertura.

Bisagno 16 ottobre

Dal 2015, nonostante le ripetute richieste a Tursi, l’intervento non è più stato preso in considerazione. L’ex assessore comunale ai lavori pubblici, Paolo Fanghella, dichiarò alla stampa che sarebbe bastato togliere le erbe più infestanti, senza modificare le dimensioni dell’alveo.

Le deleghe sono passate nel frattempo a Pietro Piciocchi, che però assicura di non averne ancora parlato con Ferrante. E garantisce che in realtà il quartiere non corre pericoli: “Si tratta di ghiaia e sabbia – spiega – ed è del tutto analoga a quello utilizzato dalla ditta che sta eseguendo i lavori per realizzare le ‘savanelle’, cioè gli argini erodibili in ghiaia e terra, posti al centro dell’alveo per allontanare l’acqua di magra dai fornici della copertura, interessati dalle lavorazioni. Ciò vuol dire semplicemente che, in caso di piena del torrente, questo materiale situato lungo gli argini viene eroso e trasportato in mare, senza creare strozzature che possano impedire il deflusso delle acque”

“Io mi sento preso in giro – conclude Ferrante – perché non avevo chiesto che mi togliessero qualche canna. Per vedere lo scolmatore ci vorranno cinque, sei anni. Nel frattempo chiedo sicurezza per i nostri cittadini”. Nel fine settimana arriverà di nuovo la pioggia. I pluviometri della Valbisagno sono rimasti a secco mentre a pochi chilometri scorrevano fiumi per le strade. La prossima volta potrebbe essere viceversa.