Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Terra di Nessuno, Tursi invia l’ingiunzione di sgombero. Il csoa: “Preferiscono una discarica a uno spazio sociale”

Tursi avvia la controffensiva contri gli spazi occupati. Al posto del centro un'isola ecologica

Più informazioni su

Genova. La voce, sempre più insistente, andava avanti da mesi e ora è diventata realtà. Il centro sociale Terra di nessuno di via Bartolomeo Bianco al Lagaccio, ha ricenuto “un’ingiunzione di rilascio con preavviso di esecuzione forzata” da parte del Comune.

In altre parole si tratta di un preavviso di sgombero: se non lascerà lo spazio – occupato alla fine degli anni Novanta – entro dieci giorni interverrà la polizia.

In pratica Tursi, a due anni dal cambio di colore della giunta (anche se è bene ricordare che il centro sociale Buridda fu invece sgomberato dalla giunta di Marco Doria), mette in atto il primo degli sgomberi annunciati. Potendo agire direttamente solo sugli immobili di sua proprietà il Comune ha deciso di partire con il centro sociale Terra di nessuno “in quanto si tratta – si leggere nell’ingiunzione – di un bene appartenente al patrimonio indisponibile dell’ente utilizzato senza titolo e senza corresponsione di alcun corrispettivo economico ma anche in questo lo stesso è stato individuato da Amiu quale area idonea per la realizzazione di un polo comprensivo di isola ecologica”. Nella lettera Tursi spiega che l’esigenza dello spazio si sarebbe fatta impellente di fatto dopo il crollo di ponte Morandi in cui Amiu ha perso l’isola ecologica dei rifiuti ingombranti.

Di fatto l’accordo con l’associazione degli spazi sociali presieduta fino al 2013 da Don Gallo prevedeva un canone di 1200 euro all’anno: il primo anno era stato abbonato per alcuni lavori svolti. Poi secondo gli uffici di Tursi il centro non aveva più pagato nulla. Non solo: in questi mesi il centro sociale era stato protagonista di uno scontro pensate con il presidente del municipio centro est Andrea Carratù.

L’ingiunzione, notificata il 3 settembre, dava agli occupanti 10 giorni di tempo per liberare lo spazio, minacciando in caso contrario uno sgombero coatto.

“Prendiamo atto, senza esserne sorpresi, che ancora una volta questa giunta preferisce guardare ai quartieri della città che amministra come ipotesi di profitto piuttosto che come luoghi ricchi di opportunità e bisogni da conoscere e condividere – scrivono i militanti del centro sociale – sappiamo perfettamente che preferirebbero vedere al posto di ogni Centro Sociale una discarica, se essa permettesse loro di non doversi confrontare con le persone e le idee che animano luoghi come la Terra di Nessuno, al rischio di scoprire quanta distanza c’è tra loro, i nostri “amministratori”, e le persone che davvero vivono e conoscono il proprio quartiere e la propria città”.

“Qualsiasi cosa accada, noi sappiamo chi siamo e dove vogliamo andare, siamo profondamente orgogliosi di ciò che le nostre quattro mura ci hanno insegnato e siamo pronti a dimostrarvelo giorno per giorno, strada per strada”.

Non è escluso che i militanti del centro decidano di presentare ricorso al Tar contro la procedura avviata dal Comune.