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Perizia sul ponte Morandi : “refusi” sullo stato di corrosione di alcuni fili

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Genova. Discrepanze tra schede che classificano in maniera diversa lo stato di salute dei trefoli. È quanto ha rilevato la difesa degli indagati di Spea, la società controllata che si occupa della manutenzione per Aspi, nel corso dell’udienza del primo incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi.

Per i legali sono una ventina le schede che non “combaciano”: i tecnici del laboratorio svizzero Enpa (che per primo aveva analizzato i reperti del viadotto) avevano dato un livello di corrosione più basso ai singoli trefoli mentre nell’elaborato dei periti quel dato è risultato diverso e più alto. Secondo i periti sarebbe un refuso, per i legali un elemento da approfondire nel secondo incidente probatorio.

Nel corso della discussione è emerso che gli esperti del laboratorio svizzero avevano raccomandato di analizzare anche altri reperti per una maggiore completezza del quadro, ma i periti del gip hanno detto in aula che non lo hanno ritenuto necessario.

Sempre i periti questa mattina avrebbero spiegato che alcuni reperti minori delle pile 10 e 11 che avevano chiesto di conservare sono invece andati distrutti nell’implosione del ponte.

Al termine dell’udienza il gip ha chiuso l’incidente probatorio rinviando gli atti al pubblico ministero. La prossima udienza del secondo incidente probatorio, quello sulle cause del crollo, è fissata al 17 gennaio.