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“Non posso rappresentare questa cultura”, Aldo De Scalzi pronto a rimettere il titolo di “ambasciatore” di Genova

Il compositore lascia un commento di critica alle ultime scelte della giunta Bucci, a margine di un post della ex assessore Serafini sulla progressiva de-liberalizzazione delle politiche del Comune

Genova. “Penso che restituirò la mia umile targa di ambasciatore senza fare troppo rumore”. Così Aldo De Scalzi, noto compositore genovese nominato “ambasciatore di Genova” dal sindaco Bucci nel 2017 insieme al suo storico collega Pivio, lo ha scritto in un commento a un post di Elisa Serafini, ex assessore della giunta di centrodestra, la prima ad andarsene in disaccordo con la piega poco “liberale” che la politica comunale stava prendendo.

De Scalzi non ha ancora ufficializzato la sua decisione, ma intanto il “rumore” che l’artista avrebbe voluto evitare è scattato. Anche perché di social in social, le notizie corrono velocemente.

“Non mi sento di rappresentare questo tipo di cultura”, scrive Aldo De Scalzi (Nestor Aldo Desca, su Facebook). Ecco il post in questione:

Generica

Le motivazioni della sua posizione critica sono tutti collegati a una lunga nota pubblicata da Elisa Serafini. Nota in cui si parla dello spostamento a destra della giunta Bucci, anche alla luce delle nuove nomine che di fatto hanno annullato la presenza di “liberali” all’interno della squadra del sindaco. Ma nel post di Serafini, con cui De Scalzi sembra essere d’accordo, si citano anche altri episodi “caldi”.

La nomina ad assessore di Giorgio Viale al posto di Arianna Viscogliosi. Viale è al centro di alcune polemiche sia per la sua partecipazione come attore in un film sulla X^ Mas ed è autore di una querela nei confronti di una consigliera municipale del Pd che lo ha definito sessista sui social.

Inoltre si cita il caso, su cui il sindaco stesso in mattinata ha assicurato la totale estraneità del Comune, del presunto patrocinio a un evento con un blogger contrario alla legge sullo stalking.

Aldo De Scalzi, a sua volta, scrive su Facebook un post con uno sfondo grafico, diciamo, “metaforico”: “E meno male che non volevo fare rumore”.