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Legge elettorale regionale, a sorpresa la proposta della Lega bocciata in commissione

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Genova. La commissione Affari costituzionali del consiglio regionale ligure ha bocciato la proposta della Lega di referendum abrogativo del sistema proporzionale per la legge elettorale regionale.

Il carroccio e la maggioranza sono andati sotto. La votazione è infatti finita 15 a 15, bocciando quindi il quesito referendario (il pareggio equivale a una bocciatura). Questo non significa che la Lega deve mettere nel cassetto i suoi obbiettivi referendari, ma che la discussione che da giovedì sarà aperta in diverse sedute consiglio regionale avrà una certa suspance.

La Lega sta tentando di arrivare alla approvazione del referendum in cinque consigli regionali per poterla trasformare in una richiesta a livello nazionale.

“Notevoli sono state in merito le testimonianze di illustri auditi, tra cui l’avvocato Besostri, il professor Pericu e la professoressa Trucco, che con estrema precisione e dovizia di dettagli, hanno illustrato tutti i profili di illegittimità e incostituzionalità del testo proposto”, ha sottolineato, in merito alla riunione di oggi la consigliera regionale M5S Alice Salvatore.

Secondo quanto risulta all’agenzia Dire, a votare contro i suoi ex colleghi di partito è stato il consigliere regionale Giovanni De Paoli.

“Nonostante la bocciatura in Commissione la proposta della Lega per un referendum di modifica della legge elettorale approderà giovedì mattina in Consiglio regionale. Ancora una volta la legislazione ligure viene subordinata ai desideri del “Capitano” Salvini, su cui il presidente Toti è ormai totalmente schiacciato. La Regione piega la sua funzione legislativa ai capricci di un atto propagandistico della Lega e perde tempo e denaro per una proposta di legge inutile che verrà bocciata dalla Corte costituzionale. Il Consiglio regionale non è Pontida”, dicono dal gruppo regionale Pd.

Franco Senarega, capogruppo regionale della Lega risponde: “A differenza di quanto sostenuto dal Pd, siamo convinti della legittimità del provvedimento e dell’utilità dell’iniziativa di buonsenso per dare stabilità al Paese consentendo a chi governa di sviluppare, in concreto, il programma proposto agli elettori”.