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L’addio di Renzi non scuote il Pd della Liguria: se ne va solo Lella Paita

Gli altri renziani restano per ora alla finestra. Il segretario genovese: "Scelta incomprensibile"

Genova. L’esodo almeno tra i genovesi e liguri non c’è stato.

Per ora. Anche se a metà pomeriggio, dopo che per ore era girata la voce contraria, arriva la notizia che Raffaella Paita lascia il Pd per Matteo Renzi. “Per la mia storia starò con Matteo Renzi” scrive l’ex candidata alle Regionali su facebook.

Per il resto prevale l’attesa e tra le fila dei consiglieri regionali e comunali nessuno al momento sembra intenzionato a lasciare il Pd per seguire Matteo Renzi anche se sono ore di grande attendismo perché la mossa dell’ex premier ha stupito molti anche fra le fila dei suoi. “Al momento non sono previste defezioni i- spiega il capogruppo in via Fieschi Giovanni Lunardon – eri abbiamo fatto gruppo e ne abbiamo parlato perché era nell’aria. Al momento non mi risulta nessuno che voglia uscire dal Pd e non vedo situazioni di smottamento sul territorio, ma la situazione in evoluzione” diceva questa mattina Lunardon. Se al momento le conseguenze pratiche, soprattutto sul territorio non preoccupano troppo, la condanna politica non si fa attendere: “Si tratta di una scelta sconsiderata, non motivata e irresponsabile, vista la nascita del nuovo governo. Mi sarei aspettato una responsabilità nazionale davanti alle rendite di posizione. Una figura venuta alla politica come rottamatore si sta comportando come un vecchio oligarca della prima repubblica”.

Condivide la scelta di Renzi invece Valter Ferrando, renziano doc, che però non sembrava stamattina intenzionato a seguire l’ex segretario: “Era un’operazione inevitabile – dice Ferrando – visto che Renzi era vissuto come un corpo estraneo all’interno del partito. Con l’apertura ai 5 stelle Renzi ha allontanato le elezioni anticipate creandosi lo spazio e il tempo per costituire un soggetto politico nuovo mentre sostiene continuamente il governo Conte”.

“Extra Ecclesiam nulla salus” scriveva questa mattina il consigliere regionale Luca Garibaldi con buona dose di ironia, ma l’uscita improvvisa di Paita secondo i ben informati sta provocando parecchia agitazione tra i consiglieri regionali renziani in particolare lo stesso Ferrando e lo spezzino Michelucci, molto vicino a Paita.

Il consigliere ed ex assessore Pippo Rossetti resta nel partito anche se precisa di dover parlare con il suo elettorato. E commenta: “Credo che sia gusto dare alla comunità che aveva seguito Renzi un’opportunità di incontro perché si possa definire, anche in modo collettivo, una, linea politica comune che possa rispondere a una scissione”.

Resta nel Pd il parlamentare savonese Franco Vazio: “Privilegio il noi e lo spirito di comunità – dice – perché un quadro politico frammentato è per sua natura più debole. Sono fortemente convinto che una vera battaglia per creare opportunità e sconfiggere ingiustizie si possa condurre solo con un grande soggetto politico riformista, anche animato da sensibilità diverse, ma unito da obiettivi e valori comuni. Per queste ragioni non seguirò Matteo Renzi, per questi motivi raddoppierò forze e impegno al servizio della “nostra comunità”, del Partito Democratico”.

Il segretario del Pd genovese Alberto Pandolfo, nonostante la giornata convulsa è abbastanza tranquillo: “Ho convocato la direzione del partito per la prossima settimana – spiega -ma non mi risulta che ci siano defezioni. D’altronde è stato un mese difficile questo ma grazie all’unità siamo riusciti a dare una speranza a questo Paese. Per questo non riesco a spiegarmi la scelta di Matteo Renzi”.

Per Pandolfo, che non condivide la scelta politica dell’ex segretario, una spiegazione potrebbe esserci se si analizza la scena nazionale con la rottura di Toti con Forza Italia che ha come conseguenza un “vuoto rimasto nel centro visto lo spostamento di Toti a destra”. Quella potrebbe essere uno degli obiettivi di Renzi? “E presto per dirlo come è preso per immaginare scenari a livello di elezioni regionali visto cha appunto al momento sono pochi a seguirlo”.

Intanto mentre passano le ore, si rincorrono voci di altre – per ora minori – defezioni. A Paita e a Ferrando (quest’ultimo ancora non confermato) si aggiungerebbe l’ex capogruppo Antonino Miceli. Tre politici molto legati all’ex governatore Claudio Burlando. E non è escluso che dietro al cambio di rotta della ex delfina ci sia proprio l’ex presidente della Regione Liguria.

In serata arriva il commento dell’ex segretario provinciale (oggi consigliere a Tursi) Alessandro Terrile): “Nessuna defezione, neppure la più illustre, fa venir meno le ragioni che 12 anni fa ci hanno portato a fondare il Partito Democratico – scrive su fb – anzi, mi auguro che il PD trasformi in opportunità questo passaggio, sappia aprirsi e rinnovarsi, e archiviare una volta per tutte i personalismi di chi, pur avendo incarichi di rilievo nel partito, ci fa sapere di non aver deciso se rimanere o andar via, perché valuterà nei prossimi giorni cosa più gli conviene”. “Apriamoci, rigeneriamoci- dice – ripensiamoci, senza nessuna nostalgia per il passato. Ancora una volta, il futuro di questo Paese dipende da noi”.