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La piaga della plastica nel santuario dei Cetacei, al Nautico lo studio di Legambiente e Expedition Med

Lo studio si è concentrato nell'area marina del Santuario Pelagos tra Toscana, Liguria, Corsica e Costa Azzurra

Genova. Sono stati illustrati questa mattina al Breitling Theatre del Salone Nautico i risultati della ricerca di Expèdition Med e Legambiente nell’ambito del progetto Pelagos Plastic Free: studiata la plastisfera, un nuovo ecosistema marino sviluppatosi intorno ai rifiuti plastici, composto da microorganismi potenzialmente dannosi per pesci, uccelli e mammiferi marini. Lo studio si è concentrato nell’area marina del Santuario Pelagos tra Toscana, Liguria, Corsica e Costa Azzurra.

Dalla superficie del mare ai fondali marini i rifiuti plastici rappresentano oltre l’80% del marine litter. Un impatto fortemente negativo per pesci, uccelli e mammiferi marini. Questo non solo a causa degli additivi tossici di cui è composta la plastica e per la sua grande diffusione in mare ma anche per quanto può portare con sé. Un vero e proprio ecosistema in miniatura che si sviluppa sulla superficie dei rifiuti plastici, composto da batteri, alghe e virus, alcuni potenzialmente pericolosi per gli organismi marini.

È questa, in sintesi, l’analisi degli scienziati di Expèdition Med che hanno lavorato insieme a Legambiente al progetto Pelagos Plastic Free, finanziato dal Segretariato Pelagos e da Unicoop Firenze, Novamont, Mareblu, Parco dell’Arcipelago Toscano e Parco delle Cinque Terre, e nato con lo scopo di contrastare l’inquinamento del mare dalla plastica per salvaguardare la biodiversità dell’area protetta del Santuario di Pelagos, lo specchio d’acqua antistante l’Italia, il Principato di Monaco e la Francia.

I numeri. La media dei rifiuti plastici rinvenuti nelle 60 stazioni di campionamento in mare effettuate nel corso del progetto Pelagos Plastic Free è di oltre 114mila per ogni chilometro quadrato di superficie marina monitorata. Di questi per l’80% rientra nella categoria delle microplastiche (di dimensioni inferiori ai 5 mm). I rifiuti vengono trasportati dalle correnti marine così come il plancton e questo determina il loro accumulo nelle zone in cui si nutrono le balenottere comuni. Le concentrazioni maggiori sono state rilevate nel canale di Corsica, a nord dell’Isola di Capraia, e lungo la Costa Azzurra, a sud di Mentone. Numeri a cinque cifre anche dal monitoraggio dei rifiuti spiaggiati, effettuato attraverso la citizen science: sono state monitorate 17 spiagge tra Toscana e Liguria. Su più di 30mila metri quadri di superficie ispezionati sono stati rinvenuti oltre 14mila rifiuti costituiti per l’87% da plastica, per una media di 857 oggetti ogni 100 metri lineari di litorale.

La cattiva gestione dei rifiuti urbani è la causa principale della loro presenza sulle spiagge. Per quanto riguarda i rifiuti maggiormente presenti, il 29% è rappresentato da frammenti di plastica da 2,5 a 50 cm, il 13% da pezzi di polistirolo, il 10% da mozziconi di sigaretta, il 9,3% da tappi, coperchi e anelli di plastica e il 5,4% da bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie (cotton fioc). Dati e numeri che Legambiente trasferirà al programma Marine Litter Watch dell’Agenzia Europea per l’Ambiente.