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Gronda, politica nel caos sulla grande opera, tra lacune e nuove maggioranze di governo già traballanti

Putti: "“Ai ragazzi di Fridays for Future dobbiamo chiedere scusa, perché gli abbiamo mentito”

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Genova. La Gronda torna in Sala Rossa, con una mozione che impegna sindaco e giunta ad attivarsi presso il ministero dei trasporti per dare il via “prontamente” ai lavori di costruzione della bretella.

Il progetto che viene citato però è quello “vecchio”, cioè quello che recentemente è stato scartato dallo stesso Mit, dopo una valutazione costi/benefici non esaltante, soprattutto al confronto di ipotesi alternative, almeno sulla carta meno impattanti, meno esose e più rapide. E soprattutto che eviterebbero di scavare 40 chilometri di gallerie, previste nel tratto tra Bolzaneto e Voltri.

Questo “dettaglio” non è l’unico bias che emerge dalla discussione: nel testo della mozione, presentata dal centro destra, infatti, sono presenti alcuni passaggi che lasciano qualche perplessità, come l’accenno ad un passaggio urbano della A26, che sarebbe alleggerito dal nuovo tracciato, anche se nei fatti l’intervento, come è noto, è rivolto a dare una ipotetica alternativa alla A10 e alla A7.

Pochi sono i dati nella discussione, come il mai definito e quantificato indotto economico e lavorativo portato dalla grande opera, e l’ottimizzazione delle strutture portuali “oggi in difficoltà”, anche se nelle scorse settimane è arrivata la notizia del mese record per la movimentazione container.

Insomma, si vota su un’opera da 4,7 miliardi quasi al buio, non sapendo cosa succederà a Roma, e con un contesto viario del nodo genovese in profondo mutamento, con la nuova viabilità a mare, le nuove strade portuali e un Terzo Valico, oggi in costruzione, che, stando alle previsioni, “toglierebbe del lavoro” alla eventuale Gronda.

E poi la discussione e il voto in aula, che disegna disequilibri politici che nulla di buono lasciano presagire per il futuro: se il centro destra vota compatto a favore l’immediato inizio dei lavori, anche se l’esponente di spicco della Lega, Rixi, aveva assicurato che prima si sarebbe finito il ponte, il PD si “scompone”, con Bernini che si astiene dal voto per gli “errori grossolani” presenti nel testo, mentre il resto del partito voto con la maggioranza, e “contro” i nuovi alleati in parlamento.

Pd che da poche ore è nuovamente al governo del paese, con in mano il ministero delle infrastrutture, lo stesso ministero che ha recentemente bocciato il progetto oggi supportato. Una questione che non tarderà a dare maldipancia per la tenuta dell’esecutivo.

A votare contro la mozione il M5s, forte delle alternative promosse dal ministero, Enrico Pignone (Lista Crivello) e Paolo Putti, da sempre contro la Gronda, che ha presentato una trentina di documenti, tra ordini del giorno e mozioni, tutti bocciati. Molte le domande poste dal consigliere che non hanno avuto risposta, come la gestione dei circa 10 milioni di metri cubi di smarino previsti, e la gestione di cantieri che, stando al progetto dureranno non meno di 120 mesi. “Dieci anni di camion su è giù per la Valpolcera”.

Ed è proprio Putti a restituire, forse, una rappresentativa immagine di quello che è successo oggi in sala rossa: “Ai ragazzi di Fridays for Future dobbiamo chiedere scusa, perché gli abbiamo mentito”.