Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Dinghy, l’impresa di Vittorio d’Albertas: campione italiano con una barca nuova

Il suo Behemoth arriva giusto in tempo per la competizione di Imperia, ma il portacolori del Circolo Velico Santa Margherita Ligure riesce comunque a primeggiare

Santa Margherita Ligure. Quasi ottanta barche della classe Dinghy 12’ ad Imperia per l’84° campionato italiano nell’anno in cui l’associazione italiana festeggia i suoi primi 50 anni essendo stata costituita a Rapallo il 27 settembre 1969.

AICD - Dinghy 12' Classico

Vittorio d’Albertas del Circolo Velico Santa Margherita Ligure è il nuovo campione italiano Dinghy 12’: ha conquistato il suo terzo titolo italiano all’evento organizzato dallo Yacht Club Imperia.

Il timoniere, torinese di nascita e ligure di adozione, è riuscito in un’impresa notevole, visto che il suo Behemoth, elegante Dinghy 12’ celeste polvere, primo di una nuova produzione del cantiere Lillia in vetroresina e legno, gli è stato consegnato direttamente ad Imperia solo due giorni prima dell’inizio del campionato.

Ciononostante, e nonostante un campo di regata impegnativo con condizioni meteo che hanno regalato prove con vento sia leggero sia forte, D’Albertas (3-2-1-11-4-3) si è imposto con autorevolezza su una flotta di 76 concorrenti provenienti da tutta Italia. Al secondo posto, a 15 punti di distacco, Filippo Jannello, ancora del Circolo Velico Santa Margherita Ligure, primo dei Master, che con il suo Sant’Orsola in vetroresina e legno blu e arancione classe 2000, si è tolto la soddisfazione di piazzare due primi di giornata, ovvero la quarta e quinta prova.

Al terzo posto il Dinghy 12’ Classico Nashira, Riva del milanese Fabio Mangione, che conquista così il titolo di campione italiano Dinghy 12’ Classico 2019, vincendo due prove. Un risultato quest’ultimo da sottolineare, per una classe orgogliosa del fatto che ancora una volta sia dimostrato sul campo che in Dinghy 12’ possono correre alla pari scafi di tipologia costruttiva differente, ovvero di sola vetroresina, di vetroresina e legno e di solo legno, con timonieri e barche di età anche molto diversa tra loro.

Il duello per il titolo femminile è andato a Maria Elena Balestrieri per un solo punto su Francesca Lodigiani, rispettivamente 37ª e 38ª assolute.

Vittorio d’Albertas commenta: “A volte va anche bene. Ho affrontato il campionato italiano Dinghy con una barca arrivata due giorni prima del campionato stesso; pensavo fosse una barca veloce e tale si è dimostrata. Però certamente il Dinghy non è un Laser: è una barca con molte regolazioni e con molte personalizzazioni, quindi è difficile trovare due barche veramente uguali. Sono stato fortunato a trovare una buona messa a punto ed è stata una fortuna il fatto che il primo giorno fosse con l’onda corta e dura e vento leggero. C’è stato molto molto da lavorare su ogni onda e molto da interpretare alla tattica“.

“Forse avendo la mente libera – racconta d’Albertas -, per il fatto che avevo poca pressione per il fatto della barca nuova e vivevo l’entusiasmo di timonare una barca che mi piace esteticamente e che dava buone sensazioni; con la somma di queste cose ho messo insieme due belle regate, un terzo e un secondo, ed ero in classifica dietro a Fabio Mangione che peraltro ha fatto due grandissimi primi posti nella prima giornata, con la barca in legno. Un ottimo modo di salvare la giornata. Seconda giornata con venti contrastanti, troppo forti; alla fine una sola prova nel pomeriggio con un temporale incombente; una buona prova di vento che per fortuna ho vinto“.

Il terzo giorno – prosegue – in cui si dovevano correre tre prove, c’erano di nuovo tendenzialmente poco vento e onda, però ero nettamente meno in palla e ho fatto molta molta più fatica. Il fatto di trovarmi di fronte quattro strozzatori uguali con quattro cime grigie uguali da tirare e non sapere esattamente cosa stessi tirando, effettivamente mi ha messo in difficoltà. Per cui continua a non essere una buona idea quella di affrontare un campionato con una barca che non conosci bene. Comunque anche nell’ultima giornata mi sono vagamente arrabattato, ho controllato dov’era possibile e alla fine è venuto fuori il mio compare Filippo Jannello che ha fatto anche lui due primi, nelle prime due prove del giorno. Nell’ultima prova l’ho un po’ controllato ma senza troppa cattiveria, tanto mi bastava arrivare vicino a lui e sarebbe stata fatta. Quindi, un campionato molto fortunato; ho fatto quattro cose che mi sono andate vagamente bene, quindi le uscite prima della regata hanno portato una buona centratura. Non è un approccio consigliabile; ha funzionato giusto per il fatto che alla fine sono state regate decisamente di interpretazione, in cui tutti i miei avversari non hanno trovato la continuità e quindi, paradossalmente, sono stato di gran lunga il più continuo di tutti e quindi è andata bene. Comunque è meglio presentarsi con del materiale che si conosce molto molto bene”.