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Carige, pienone per l’assemblea: il futuro della banca sarà un’incognita fino al voto foto

Vittorio Malacalza, arrivato in sala, non si è sbilanciato sulle intenzioni del gruppo, maggiore azionista al 27,5%, in merito all'aumento di capitale

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Genova. Mattinata quasi interamente dedicata alla registrazione e all’ingresso dei tanti partecipanti, all’Hotel Tower Airport di Genova, per l’assemblea degli azionisti di Banca Carige. Come noto l’assemblea è chiamata a votare il piano di rafforzamento patrimoniale dell’istituto ligure.

Sono state allestite più sale per permettere a tutti i presenti di assistere all’assemblea. Presente anche Vittorio Malacalza, che con la sua Malacalza Investimenti è primo socio dell’istituto. “Sono qui come piccolo azionista”, si è limitato a dire l’imprenditore, che
possiede una piccola quota a livello personale, mentre i figli sono i titolari della holding.

Il ruolo degli imprenditori piacentini nonostante un’affluenza particolarmente elevata, sarà cruciale: l’aumento deve infatti essere approvato dal 66% del capitale presente all’assemblea. Conti alla mano dunque, anche con la rappresentanza dell’80% dei soci, Malacalza ha la possibilità di bloccare l’operazione votando contro o astenendosi.

La scelta dell’assemblea non è scontata, Malacalza a parte: ai soci sta decidere se varare un’operazione destinata a diluire le loro partecipazioni, ma permettendo alla banca di rimanere in piedi (in tal senso i 10 milioni di euro di azioni in regalo ai partecipanti sono appetibili fino a un certo punto), oppure se votare no, spingendo così l’istituto verso la liquidazione coatta amministrativa o una ricapitalizzazione precauzionale, ma anche all’ipotesi – meno praticabile – di una nuova assemblea chiamata dalla Vigilanza della Bce congiunta alla sterilizzazione del voto di Malacalza.