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Carige, l’assemblea degli azionisti più partecipata della storia dà il via libera all’aumento di capitale

Il gruppo Malacalza, principale socio, non si è presentato rendendo più semplice l’approvazione

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Genova. Con 20.426 voti ovvero il 91% dei presenti in persona o per delega all’assemblea (pari al 43,3% del capitale) gli azionisti di Carige hanno dato il via libera all’aumento di capitale da 700 milioni di euro che, insieme ai 200 milioni di bond subordinati costituisce il piano di rafforzamento della banca, necessario alla sopravvivenza e chiesto dalla Bce.

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Il voto favorevole è stata più semplice da verificarsi visto che il gruppo Malacalza, principale azionista con un peso del 27,5%, non ha partecipato all’assemblea. I commissari hanno ringraziato Malacalza per non aver ostacolato il salvataggio, e per la scelta “consapevole e generosa”. Presente, ma con il suo personale 0,3% Vittorio Malacalza, che ha abbandonato la riunione anzitempo.

Erano 2000 le persone presenti fisicamente al Tower hotel airport di Genova, suddivise in numerose sale tra cui una anche all’esterno dell’albergo. E’ stata l’assemblea in assoluto più partecipata della storia di Carige.

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Cosa succede ora. L’aumento di capitale puó scattare. I tempi parlano di inizio 2020. Le quote attuali saranno iperdiluite (tranne quei 10 milioni promessi agli azionisti che hanno partecipato all’assemblea), inevitabile visto che i 700 milioni di ricapitalizzazione pesano un su un valore dell’istituto pari a circa 55 milioni. In questo modo i soci attuali, anche quelli grossi – a partire dai Malacalza – che rappresentano un 72% di Carige vedranno calate drasticamente la loro partecipazione a sotto il 7%.

A far la parte del leone, invece, il Fondo interbancario – che di fatto ha fatto da garante e permesso il salvataggio – e lo Schema Volontario che si trovano in mano l’80,7% della banca. Di peso, soprattutto, la quota del partner industriale Ccb, che con 63 milioni avrebbe l’8,1% di Carige, ma con la prospettiva poi di comprare nel giro di due anni la quota del Fitd-Sv, per altro con un’opzione che garantisce l’acquisto a metà prezzo.

La questione dell’iperdiluizione dell’azionariato e della futura governance, per cui i “trentini” potrebbero avere presto in mano il 50% sono i punti critici sottolineato da alcuni piccoli azionisti e da coloro che non hanno approvato il piano. Non sono mancati alcuni momenti di tensione e acceso scontro verbale durante gli interventi e le repliche di alcuni partecipanti.

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Pietro Modiano, uno dei tre commissari dell’istituto, ha sottolineato come Ccb sia la “soluzione migliore” e che non “non c’era la fila per investire” riferendosi all’uscita di scena delle soluzioni di mercato che facevano riferimento ai fondi Blackrock e Apollo. Il piano, ha sottolineato, “consegna una prospettiva imprenditoriale seria” all’istituto e “se e quando Ccb eserciterà l’opzione, Carige entrerà in un gruppo che rappresenta probabilmente la soluzione migliore per i clienti e per la banca”. L’altro commissario, Innocenzi, ha ribadito come l’ingresso di Ccb tutelerà l’occupazione e le uscite previste dal piano saranno volontarie.

“L’approvazione del piano di salvataggio di Carige è una buona notizia per Genova e tutta la Liguria: ringraziamo gli azionisti, i commissari e i lavoratori per il senso di responsabilità e l’impegno dimostrato”, fanno sapere in una nota il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il sindaco di Genova Marco Bucci. “Regione e Comune hanno seguito le vicende di Carige fin dal primo giorno, per salvaguardare l’Istituto e i lavoratori. Ora la Banca può guardare al futuro e riprendere un percorso di crescita per affiancare lo sviluppo dell’economia ligure”.