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Bambini obbligati a mangiare in mensa, genitori presentano esposto ai carabinieri

La famiglia sta valutando anche un immediato cambio di scuola

Genova. In una scuola del centro è accaduto un episodio che ha portato una famiglia a presentare un esposto ai carabinieri. Il tema caldo è ancora una volta quello del pasto da casa o meno. Un bambino, nonostante non fosse iscritto al servizio mensa, e nonostante la famiglia avesse comunicato la disiscrizione e l’intenzione di fornire un pasto domestico, è stato condotto comunque in mensa dove gli è stato impedito di consumare altro pasto che non fosse quello che stavano mangiando tutti. La notizia è riportata dalla Rete commissioni mensa Genova.

Venuta a conoscenza dell’accaduto, non dalle insegnanti o dalla dirigente, ma da altri bambini, la famiglia ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine. La madre si è recata dai carabinieri che dopo un lungo approfondimento hanno consentito a ricevere l’esposto. I genitori stanno valutando anche un immediato cambio di scuola.

In un’altra scuola del ponente, dove un unico bambino è munito di pasto domestico, il piccolo è stato fatto entrare in mensa con i compagni – solo con una bottiglietta d’acqua – e ha mangiato prima in aula “perché aveva finito il compito prima degli altri”, così almeno ha riferito alla mamma.

La questione del “panino da casa” è spinosa perché recentemente la Cassazione ha stabilito che non esiste un “diritto soggettivo” a mangiare il pasto domestico “nell’orario della mensa e nei locali scolastici” e la gestione del servizio di refezione è rimesso “all’autonomia organizzativa” delle scuole. Le Sezioni Unite della Cassazione, accogliendo il ricorso del Comune di Torino e del ministero dell’Istruzione, hanno ribaltato una pronuncia favorevole ai genitori degli alunni che preferivano alla mensa il pasto portato da casa.

Portare il “panino da casa”, scrivono i giudici, comporta una “possibile violazione dei principi di uguaglianza e di non discriminazione in base alle condizioni economiche, oltre che al diritto alla salute, tenuto conto dei rischi igienico-sanitari di una refezione individuale e non controllata”.