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Ponte Morandi, un anno dopo. Cgil: “Aprire subito un confronto sulla Valpolvera”

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Genova. Pubblichiamo l’appello del segretario genovese della Cgil Igor Magni a un anno dal crollo di ponte Morandi.

“Mercoledì prossimo tutta la città ricorderà le 43 vittime dell’immane tragedia. Recentemente è stato prorogato lo stato di emergenza e la speranza è di vedere presto ricostruito il Ponte.

La Cgil, insieme a Cisl e Uil, sta chiedendo da tempo un tavolo di trattativa con il Comune perché si avvii rapidamente un confronto sulla Valpolcevera che da sola copre il 22 per cento della popolazione dell’intera città metropolitana. Il territorio detiene il più alto tasso di disoccupati, il maggior numero di immigrati, il più alto tasso di abbandoni scolastici, la peggior offerta socio sanitaria-assistenziale, il più alto numero di anziani e il secondo reddito più basso procapite.

La tragedia del Ponte ha amplificato tutto questo in una città sofferente nella quale aumenta la disoccupazione di circa l’1%, con quella giovanile al 40% e di questa, quella femminile al 46%. Nella nostra città cresce del 181% la cassa integrazione straordinaria e del 136% quella ordinaria; certo, pesano situazioni come quella di Arcelor Mittal o Piaggio Aero, e nel contempo calano anche i traffici portuali del 3,7 e il turismo registra una diminuzione negli arrivi di oltre 40 mila unità e meno 92 mila presenze.

Per invertire questa tendenza servono interventi strutturali per rendere la città più attrattiva per le imprese e più vivibile per i cittadini, serve invertire il dato demografico che vede diminuire costantemente la popolazione genovese residente e servono rinnovate reti di servizi pubblici, sanitarie e sociali. Serve ripensare la mobilità pubblica e ragionare sulle reti digitali al pari di quelle materiali. La realizzazione delle grandi opere deve proseguire senza ulteriori rallentamenti e per questo la discussione, tutta politica, sulla gronda non fa altro che portare via tempo prezioso rispetto ai bisogni di Genova e del suo sistema economico.

Pensiamo che il dinamismo, la voglia e l’orgoglio innescato dal dramma di ponte Morandi dalle forze economiche e sociali della città, debbano rivivere sotto la regia del Comune, che non può guardare solo alla ricostruzione del ponte.

Se vogliamo il bene di Genova dobbiamo oggi pensare ambiziosamente a cosa potrà essere questa città tra 20 o 30 anni e quale eredità lasceremo ai nostri figli”.