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Perizia sul ponte Morandi, la replica di Autostrade: “Enfatizzati aspetti di degrado che non possono avere alcun nesso causale con il crollo”

Secondo i periti di Aspi le "prove regine" smentite dai dati oggettivi

Genova. “Le percentuali di corrosione riportate nella tabella della perizia depositata confermano che la capacità portante degli stralli era ampiamente garantita, come hanno dimostrato anche i risultati delle analisi compiute dal laboratorio Empa di Zurigo e dall’Università di Pisa. Quindi, l’eventuale presenza di una percentuale ridottissima di trefoli corrosi fino al 100% non può in alcun modo aver avuto effetti sulla tenuta complessiva del Ponte”, lo afferma Aspi in una nota, replicando a quanto riportato anche su questa testata, in merito alla relazione dei periti Giampaolo Rosati, Massimo Losa e Renzo Valentini che hanno depositato ieri le risposte al secondo quesito del primo incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del ponte. Il loro compito era quello di descrivere lo stato di conservazione e le attività di manutenzione sulle parti del ponte crollate e anche su quelle non crollate e la cui demolizione si è quasi conclusa.

I periti di Aspi fanno notare come “tutte le ipotesi sul crollo del Ponte o le presunte ‘prove regine’, emerse nel corso degli ultimi mesi, non abbiano trovato finora nessuna corrispondenza oggettiva nelle analisi e nelle evidenze disponibili, finendo via via per essere smentite dai dati oggettivi”.

Anche questa relazione dei periti del Gip, sottolineano i legali, “nonostante evidenzi difetti costruttivi e condizioni di degrado compatibili con l’età dell’opera, viene letta enfatizzando solo alcuni aspetti di degrado che non possono avere alcun nesso causale con il crollo del Ponte”.