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Un ponte "marcio"

Perizia sul ponte Morandi: infiltrazioni ovunque e corrosione. La pila 10 quasi una bomba ad orologeria sulle case di via Porro

Il sistema di convogliamento delle acque piovane inefficace e inutile su tutte le parti del ponte. E nella soletta del tampone 11 c'erano le stalattiti

Ponte Morandi, dentro la zona rossa

Genova. Da quel che si può comprendere dalla relazione dei periti sullo stato delle parti del ponte Morandi non crollate il 14 agosto dell’anno scorso, al di là dei tecnicismi, emerge che le condizioni generali della pila 10, dopo 25 anni senza interventi e in assenza di opere straordinarie e radicali di manutenzione e ripristino, erano quanto di più vicino a una bomba a orologeria per le sottostanti abitazioni di via Fillak e via Porro. Questo non solo per responsabilità di Autostrade ma anche per la mancanza di vigilanza a livello istituzionale.

Analizzando il ‘sistema bilanciato 10’ sulle “antenne” i periti rilevano “estese fessure longitudinali in prossimità del traverso. L’antenna lato mare è interessata da pesanti macchie di umidità attiva piuttosto estese. L’antenna lato monte presenta fessure trasversali e fessure longitudinali estesa anche in corrispondenza della parte sommiate da cui emergono prodotti di corrosione. Su quest’ultimo elemento sono state individuate anche zone di distacco del copriferro in corrispondenza delle quali si sono rese visibili armature lente fortemente ossidate”.

I dadi di ancoraggio dei tiranti non sono messi meglio, per quanto riguarda tre lati su quattro: “Per i dadi di ancoraggio dei tiranti lato Savona della pila 10 vengono riscontrati gravi difetti localizzati quali fessure longitudinali e trasversali, zone di umidità attiva, armature lente ossidate e fenomeni di distacco di copriferro. Stessi gravi difetti vengono riscontrati per i dati dei tiranti lato Genova a mare mentre nessun difetto su lato genova a monte”

La storia non cambia nemmeno per lo stato di conservazione dei tiranti degli stralli caratterizzati da “fessure longitudinali e trasversali dalle quale emergono prodotti di corrosione”. “Lo stato di conservazione evidenzia il progredire di fenomeni di corrosione e ammaliamenti che non sembrano essere stati bloccati dagli interventi di manutenzione testimoniati” dicono i periti che spiegano così gli interventi di manutenzione sui tiranti della pila 10: “sono stati rinforzati all’attacco della sella sulle antenne con importanti placcature metalliche di continuità sulle selle stesse. entrambi i tiranti lato mare sono stati interessati da un intervento di ripristino localizzato nella parte superiore attraverso applicazione di uno strato di protezione /impermeabilizzazione. Tuttavia, per i periti “la placcatura di rinforzo presenta fenomeni di ossidazione che ne interessano pressoché l’intera superficie: Lo strato di protezione a base cementizia è soggetto a fenomeni di distacco rilevabili per esempio in corrispondenza dello strallo lato mare in direzione Genova”.

Un altro aspetto inquietante sono le condizioni del sistema di convogliamento delle acque piovane che, se non è stato possibile analizzare per le parti frantumatesi nel crollo, vengono studiate in dettaglio su tutte le parti non crollate.

Per i periti lo stato di conservazione del sistema di convogliamento delle acque meteoriche presenta “difetti localizzati significativi.” con “tubi interrotti o corti”. Sulla pila 10 per esempio i periti spiegano che “non sono documentati interventi atti a ripristinare l’integrità del sistema di convogliamento delle acque meteoriche” e che “la mancata manutenzione del sistema di smaltimento acque può comportare criticità nello stato di conservazione del manufatto favorendo l’insorgere di zone soggette a dilavamento/ammaloramento del calcestruzzo”.

Analizzando la soletta dell’impalcato del tampone 11 (che si trova, anzi si trovava tra le pile 10 e 11) i periti rispetto alla soletta parlano di “zone affette da umidità alcune delle quali accompagnate dalla presenza di stalattiti”.

Ma la mancanza di un sistema funzionante di convogliamento acque viene riscontrata praticamente ovunque, a levante come a ponente. E l’acqua stagnante e infiltrata non ha fatto altro che aggravare pioggia dopo pioggia le condizioni di quello che appare oggi senza dubbio un malato terminale. Anche in questo caso, viene ribadito in piu punti della perizia, gli interventi fatti nel 1986 e nel 1992 sono stati rilevanti e utili, non così i ‘tappulli’ successivi.

Un ponte “marcio” e “corroso” insomma che, in assenza di interventi immediati e radicali, avrebbe dovuto essere chiuso da tempo. Non lo dicono – ancora – i periti, ma le loro analisi non possono portare a conclusioni diverse.