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Nuovo governo, cosa cambia nello scenario ligure? La nuova alleanza che fa tremare Toti e il centro destra

La nuova alleanza di governo e i numeri delle scorse tornate elettorali tracciano un orizzonte politico inedito

Genova. Gli sviluppo della oramai passata (per ora) crisi di governo, hanno portato sulla scena politica una nuova alleanza, ancora inedita per lo scenario nazionale e locale: parliamo ovviamente della nuova maggioranza parlamentare formata da M5s e Pd, il cui accordo, oltre ad aver scansato il voto anticipato, potrebbe cambiare i complicati rapporti di forza e i bilanciamenti politici anche nelle amministrazioni locali. Oramai nulla sembra impossibile.

Immediato quindi chiedersi quale impatto potrebbe avere questo nuovo scenario, nel caso regga, per il prossimo appuntamento elettorale atteso in Liguria, cioè le regionali del 2020. Guardando qualche numero, per puro esercizio teorico, non mancano le sorprese.

Se si prendono i risultati delle scorse elezioni europee, infatti, vediamo che i due nuovi partiti oggi al governo, insieme, hanno totalizzato circa 307 mila voti in Liguria, contro i 251 della Lega che sommati a quelli di Fratelli d’Italia fa a 293 mila.

Ipotizzando quindi una incredibile alleanza Paita-Salvatore, la corazzata di centro destra guidata da Giovanni Toti, già candidatosi per il secondo mandato, quindi, rischierebbe di non aver più la maggioranza. Pesa ovviamente l’incognita Forza Italia, che dopo la rottura del governatore potrebbe fare campagna a sé: alle europee ha preso poco più di 57 mila voti, che potrebbero essere determinanti. In ogni caso.

I risultati delle scorse europee sono i dati più freschi, ma sicuramente sono condizionati dalla presenza dei nomi dei big nazionali nelle liste. Altra cosa sono le elezioni regionali, in cui contano le reti di relazioni costruite nei territori, il passaparola e l’interesse dell’elettore di incidere in una realtà più prossima alla sua quotidianità e al proprio territorio.

Se prendiamo i numeri della scorsa tornata elettorale regionale e proviamo a ipotizzare un assetto di alleanze simile a quello di queste ore, beh, anche in questo caso l’attuale maggioranza potrebbe avere qualche problema: nel 2015 la coalizione che sostenne Toti raccolse 226 mila preferenza, contro le 346 della somma di Pd e M5s (rispettivamente 183 mila e 163 mila). Una forbice che potrebbe ulteriormente allargarsi se Forza Italia non sostenesse l’ex delfino del leader Berlusconi, con la perdita di 68 mila voti. Da capire anche i 62 mila voti raccolti da Rete a Sinistra dove potrebbero “finire”: numeri che saranno determinanti.

L’incognita Forza Italia, però, non si traduce solo in mero calcolo di voti: se, infatti, Salvini optasse per un ritorno alla coalizione con Berlusconi, per far un fronte di opposizione comune e per ritentare l’assalto a Palazzo Chigi, per Giovanni Toti la situazione potrebbe complicarsi, visto che l’eco della porta sbattuta sembra risuonare ancora molto forte dalle parti di Arcore. E se Berlusconi decidesse di sostenere un altro candidato? Il “governatorissimo” ha un seguito personale nutrito e solido, costruito velocemente in questi anni, ma la testa dei partiti sta a Roma, non in Liguria. A suon di parlare di cambiamento, il cambiamento potrebbe arrivare veramente.