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Grandi opere, la lettera aperta dei segretari di Filt Cgil

Genova.  La necessità delle grandi opere al centro della lettera aperta scritta dai segretario regionale di e genovese di Filt Cgil, il sindacato dei lavoratori dei trasporti. Laura Andrei e Enrico Poggi

L’economia ligure ruota principalmente attorno all’indotto creato dai suoi tre porti. Se le merci in ingresso, che già oggi corrispondono a consistenti entrate tributarie per lo Stato, non trovano uno sbocco adeguato verso l’entroterra, dove vengono smistate e lavorate, cercano altri attracchi, meglio connessi con i retroporti, dove i traffici si muovano in modo più fluido e più veloce. Non ci pare di dire nulla di nuovo.

Il Governo oggi dimissionario, nei mesi scorsi aveva sottoscritto un memorandum con la Cina per attirare gli investimenti destinati alla Via della Seta, individuando anche i porti liguri quali punti di maggiore interesse per sviluppare le sinergie commerciali oggetto delle intese.

I capitali asiatici, fra l’altro, sono già arrivati a Savona dove, fra pochi mesi, vedremo l’avvio della piattaforma Maersk, e registreremo un aumento delle merci in ingresso.

Come sviluppare in Liguria i traffici se poi, nei fatti, appena le merci riescono ad uscire dai porti si incagliano nei famigerati colli di bottiglia? Le infrastrutture stradali e ferroviarie devono essere pronte ad accogliere nuovi traffici (guerra dei dazi permettendo), consentendo anche a lavoratrici e lavoratori del settore di operare in condizioni decenti.

Servono connessioni viarie più sicure, considerando anche le lezioni apprese dal crollo del Ponte Morandi, rivedendo certamente le condizioni delle concessioni autostradali a favore di maggiori investimenti sulla manutenzione ordinaria e straordinaria.

Va resa operativa la nuova agenzia per la sicurezza ANSFISA, magari stabilendo proprio a Genava la sua sede per i controlli sulle infrastrutture stradali.

Vanno portati avanti tutti i progetti esistenti per le infrastrutture ferroviarie individuate come prioritarie per la connessioni alle reti Ten-T, accelerando prima di tutto lo sblocco del Nodo ferroviario attraverso la nomina commissariale, impantanata anch’essa nella crisi di Governo. Le imprese ferroviarie devono godere delle  capacità infrastrutturali adeguate, perché solo se esistono le reti costruite attraverso risorse pubbliche, arrivano gli investimenti privati in locomotori (magari dando respiro alla crisi della Bombardier di Vado), in carri e in nuove assunzioni di personale specializzato.

Quanto si ripete da due anni (chiusura totale per manutenzione programmata della linea diretta tra Genova e Arquata  ad agosto, e conseguente ricorso obbligato alla linea di Busalla, fra le più pendenti di Italia), conferma gli allarmi del sindacato circa infrastrutture obsolete e sature, sicuramente non adatte alle esigenze dei porti liguri.

Per questi motivi, siamo allarmati dai nuovi annunci di blocco della Gronda. Chi continua a giocare la sua battaglia politica sulla pelle di Genova e della Liguria, dimostra di non conoscere concretamente i problemi di questa città e di questa regione, e di non avere a cuore il suo sviluppo futuro.

La Gronda è necessaria, come il terzo valico, perché ogni alternativa non sarebbe adeguata ai volumi di traffico merci che i nostri porti possono e devono dimostrare di saper movimentare, per il rilancio dell’economia del nostro territorio, per un conseguente aumento delle entrate fiscali a beneficio di tutta la comunità, per evitare che i grandi operatori dello shipping scelgano di continuare a scalare nei porti del Nord Europa.

Ci chiediamo quindi: a che servono i memorandum con la Cina se poi  non si costruiscono sul territorio le condizioni per lo sviluppo?