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Goletta Verde: “La plastica spiaggiata è solo il 15% di quella che giace in fondo al nostro mare”. L’allarme di Legambiente

Si è chiuso un Liguria il giro delle coste italiane: la situazione è più grave di quello che possiamo vedere

Genova. Il problema delle plastiche in mare è globale e quanto mai grave. Per ogni minuto che passa, l’equivalente di un camion di rifiuti finisce nei mari e negli oceani del mondo. Quello che resta visibile agli occhi, quindi sulle spiagge e sulla superfice del mare, è pari solo al 15% della mole di rifiuti che giacciono sul fondo del mare.

Senza contare i danni economici che il fenomeno della dispersione delle plastiche in mare provoca al comparto produttivo del settore pesca. Secondo uno studio commissionato dall’Unione Europea, l’impatto economico per la pesca è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro all’anno, risultando il secondo settore più danneggiato dai rifiuti marini dopo quello del turismo. Un dato che potrebbe subire un calo solo attraverso la prevenzione del rifiuto, la raccolta, il riciclo e la sperimentazione di nuovi materiali.

Di questo si è parlato nel corso del convegno dal titolo “Oltre la plastica per una maricoltura più sostenibile”, organizzato questa mattina a bordo di Goletta Verde nell’ambito del progetto “Pelagos Plastic Free”, dove sono intervenuti Davide Sabbadin, Portavoce Goletta Verde, Luigi Vincenti, Capitano di Corvetta La Spezia, Federico Pinza, Amministratore Cooperativa Mitilicoltori spezzini associati, Matteo Baini, Dipartimento scienze fisiche, della terra e dell’ambiente Università di Siena, l’On. Lorenzo Viviani, XIII Commissione Agricoltura e Pesca Camera dei deputati, Santo Grammatico, Presidente Legambiente Liguria, moderati da Paolo Varrella, Presidente Circolo Legambiente La Spezia.

“Oggi il marine litter è una delle due più gravi emergenze ambientali globali insieme ai cambiamenti climatici, poiché mette a rischio la biodiversità marina e la salute dell’uomo – commenta Davide Sabbadin, portavoce di Goletta Verde – Negli ultimi anni Legambiente si è concentrata sullo studio delle plastiche spiaggiate e galleggianti per capire la natura del problema e valutare la provenienza stessa del rifiuto. Le tante cose fatte nel nostro Paese, seppure encomiabili, non sono sufficienti e occorre andare oltre alla normativa: è necessario promuovere l’innovazione e la ricerca nell’ottica dell’economia circolare, così come stimolare l’industria e le aziende a farsi carico di questa emergenza; aumentare la qualità della raccolta differenziata e del riciclo, e agevolare l’apertura del mercato dei materiali di seconda vita”.

“Il settore della pesca è il più minacciato dal problema del marine litter, ma anche quello che può ricoprire un ruolo da protagonista nella pulizia del nostro mare, proprio come dimostrano le attività di fishing for litter che abbiamo avviato nella nostra regione grazie ai progetti pilota realizzati con le cooperative di pescatori e con la collaborazione dell’Università di Siena – spiega Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – Non soltanto recupero dei rifiuti marini con l’aiuto degli operatori del mare ma anche riciclo e sperimentazione di nuovi materiali che permettano di non catalogare come rifiuti speciali ciò che viene riportato a terra, come ad esempio le retine per la mitilicoltura. Occorre oggi avviare percorsi di sensibilizzazione sempre più tesi all’abbandono della plastica, come fatto nella nostra regione con il progetto Pelagos Plastic Free, e stimolare le amministrazioni comunali ad adottare ordinanze che azzerino l’uso della plastica monuso per difendere una volta per tutte il nostro mare e i suoi abitanti”.