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“E tu, dov’eri il 14 agosto?”, a un anno dal crollo di Ponte Morandi i lettori di Genova24 raccontano il giorno più buio

La condivisione del ricordo di una delle tragedie più grandi che la nostra città abbia dovuto affrontare attraverso i nostri canali social, per sentirci ancora più vicini

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Genova. Quando ci troviamo di fronte a grandi fatti di cronaca, specialmente quando si tratta di tragedie, abbiamo l’abitudine di correlarli alla nostra esperienza personale. Lo facciamo per riuscire a inquadrarli, a non farci sopraffare dal peso della notizia in sé, per sentirci parte di un tutto. Anche quando questo “tutto” è fatto di dolore, incredulità, rabbia. A un anno dal crollo di ponte Morandi abbiamo voluto condividere attraverso i social quella domanda che ci si fa tra amici, tra parenti, tra colleghi: “E tu, dov’eri quel 14 agosto?”. Ecco alcune delle testimonianze, tantissime, che ci avete inviato.

DIEGO GALIZIA
Il 14 agosto alle 11e36 ero esattamente fuori dal Dp store situato a circa 400 metri dal ponte, pioveva fortissimo ero lì in attesa di salire sulla mia auto per andare a casa. All’improvviso un boato poi la polvere, ho chiuso gli occhi e subito dopo non c’era più… tremavo e ho chiamato i miei, i soccorsi e i miei familiari. 2 minuti prima sul ponte c’era mio fratello che lo percorreva in direzione levante. Non ho un bel ricordo di quel giorno, come penso tutti i genovesi.

BARBARA DENTIS
il 14 agosto 2018 ero al lavoro. Io, genovese che abita a Mantova, papà mi chiama e mi dice: “E’ caduto il ponte sul Polcevera”. Io subito non ho capito, poi ho cercato notizie su internet e ho detto “nooooo, il ponte di Brooklyn”… mi è venuta la pelle d’oca… un giro di chiamate a parenti e amici genovesi per sapere se stavano tutti bene e poi… non sono più riuscita a lavorare… volevo solo vedere cosa accadeva, volevo solo restare vicina alla mia città anche da lontano… tante lacrime e tanta rabbia. C’ero passata a maggio su quel ponte…mi accoglieva ogni volta che tornavo a Genova, e quando lo vedevo dicevo: “Ecco, siamo arrivati”. Ancora oggi non riesco a trattenere le lacrime, e quel camion della Basko, dove tante volte ho fatto acquisti, è un colpo al cuore.

Crollato ponte Morandi a Genova

DANIELA SCIOTTO
Davanti alla finestra purtroppo, e ho assistito al crollo.

CARLO ANTONACCI
Ero a casa, mi ha chiamato la centrale operativa della polizia mortuaria e sono corso a lavorare, poi con i colleghi ci siamo recati sul posto della disgrazia e abbiamo con non poche difficoltà iniziato a trasportare le prime vittime al San Martino. Sono entrato in servizio alle 12e30 e rientrato a casa alle 3 del giorno dopo con tanto dolore nel cuore.

GRETA ZORTEA
Ancora mi vengono i brividi ripensando ad un anno fa. Ero al lavoro, quando tornai a casa verso le 13 la Tv era accesa, mio marito guardava attonito lo schermo e io rimasi di sasso, non potevo credere a quanto stavo vedendo… Ci ero passata mille volte, l’ ultima con i miei bambini circa un mese prima in occasione del matrimonio di mia sorella. Un colpo al cuore che si rinnova ogni volta che vedo quelle immagini e penso a quelle vite precipitate.

GIANGIO1897
In ferie in Croazia, stavo guardando Don Matteo su Rai1 quando è apparsa la scritta del Tg1 edizione straordinaria. Nel mentre molti miei amici rimasti a Genova in quel periodo cominciarono a scrivermi… credo che non lo dimenticherò mai.

ROBERTA LIZZOLI
Il 14 agosto 2018 ero fortunatamente a casa in ferie con mia mamma… Apro Facebook e leggo: “Caduta Ponte Morandi, ci sono più di 20 vittime”. Subito ho pensato: è una fake news. Invece no, era tutto reale. Dico a mia mamma: “E’ caduto il Ponte Morandi, per favore accendi la Tv”. Pioveva fortissimo fuori non si vedeva nulla. Vedo apparire un video del crollo del Ponte e mi metto a piangere. Subito ho pensato alla mia famiglia, ho contattato tutti sperando che non fossero lì in quel momento. Ho chiamato il mio fidanzato che fortunatamente era in vacanza a Lavagna, io sono genoana, ho letto un articolo “Domenico Criscito sfiorata la morte, passato di lì 10 minuti prima del crollo” essendo una sua fan da anni mi sono messa di nuovo a piangere…. Poi man mano leggevo le vittime del crollo… Dentro di me, ti prego basta vittime 20 non ti bastano? Fino ad arrivare a 43.

ROBERTO BOBBIO
Il mio sonno è animato spesso da sogni di cui, a volte, chiacchero con la Titti che riesce a darmi sue curiose interpretazioni senza che poi ecceda io in ludopatia, aborrendo ogni sorta di gioco, anche fosse rubamazzetto. Già da alcuni giorni in vacanza a Carpeneto, nell’Ovadese del Basso Piemonte, ho in agenda, per il lunedì 13 agosto 2018, di dover rilasciare una testimonianza in tribunale a favore di un tipo coinvolto, appena 4 anni prima, in un grave incidente stradale cui avevo casualmente assistito. L’udienza era fissata per le 11, giornata spettacolare, prendo lo scooter e verso le 9 imbocco a Ovada l’autostrada A26, diretto a Genova, velocità di crociera km 90/ora, tempo stimato d’arrivo 50 minuti.
Noto che per essere un’ora mattiniera già moltissimi van e auto con evidenti targhe foreste si stanno portando verso lo svincolo di Voltri. Cerco io accompagnarne un bel po’ verso il terminal traghetti di San Pier d’Arena.
Sono anche in compagnia di folla di tir di cui ho sempre giusto rispetto ma dai quali ho sempre avuta certa considerazione e pietà di corsa. L’attività che svolgo di fotoreporter mi ha obbligato fin da inizio carriera, a immedesimarmi in questa striscia d’asfalto dove ho realizzato atroci fotoservizi a incredibili incidenti, dalle cause più disparate, invecchiando a frequentare tantissimi addetti alla sicurezza stradale, tanti Vigili del Fuoco, militi di ambulanze e quasi tutto il distaccamento della Polstrada di San Pier d’Arena. Non mi stupisco, quindi, già all’altezza delle Lavatrici del serpente di auto e mezzi pesanti affannosamente avanzi a singhiozzo. Ai tempi di Bernacca nei bollettini delle previsioni del tempo si sentiva la solita frase “..e nebbia in Val Padana”; ora tutti i 365 giorni dell’anno nei vari Isoradio il monotono “traffico rallentato in A10 per code all’altezza di Genova Pegli, direzione Livorno”. Non mi preoccupo più di tanto, ormai ci sono abituato come tantissimi genovesi locali che sanno di mettere in conto per un trasferimento Ovest/Est per la città almeno 30 minuti di agonia di coda.
Non mi va passare sulla mezzeria, tra le fila dei mezzi incolonnati; è una mia abitudine e tranquillamente mi accodo, godendo poi del fresco della galleria di Coronata, fino a sbucare, lentissimamente, su Campi con la vista del Morandi, un unico scintillante orizzonte di lamiere cotte da un sole già aggressivo.
Provo un tradizionale senso di solidarietà e pietà per i foresti, inscatolati, ansiosi di raggiungere i terminal dei traghetti, pronti a sublimarsi nell’aria condizionata dei loro mezzi che sono, casualmente, sotto l’incombenza della avveniristica architettura del ponte Morandi, ultima forca Caudina prima precipitarsi ai varchi portuali.
Per inconscio dovere professionale recupero il mio smartphone e scatto una sequenza di tre fotogrammi in serie (uno lo trovate qui sotto), praticamente uguali, tanto per avere un po’ di archivio  alla voce “traffico turisti”, foto più foto meno, non muore nessuno. Vivo i miei impegni mattutini e ritorno a Carpeneto prendendo la A7. Mi piace di più che l’altra.
Nella nottata inoltrata intermedia tra il 13 e il 14 agosto dalla finestra che dà a sud, sull’orizzonte degli Appennini di Voltri, noto che si svolge un raro spettacolo di luci vividissime, senza sosta, inframezzate da continui scoppi di lampi e un continuo borbottio del  loro eco. I crinali sono tutti evidenziati nel loro skyline da questi riflettori e penso che su Genova stia piovendo di brutto mentre a Carpeneto c’è afa e si può dormire con le finestre aperte speranzosi di un po’ di rinfrescante corrente d’aria.
Riprendo il sonno e sono in una macchina, una spider, condotta da mio padre, per altro bonanima, che giovanile guida con una certa allegria su una strada tortuosa.
Gli sono a fianco, vedo sfrecciare troppo velocemente il panorama, gli dico di rallentare, di stare tranquillo; lui non mi ascolta, felice di imitare il Gassman de “Il Sorpasso”.
Arrivo a una curva e vedo distintamente che la strada  non c’è più di netto, facendomi intravvedere la massa cupa di un nero lago di enorme diga sulla quale forse doveva passare: ho netta fisicamente la sensazione di andare giù e grido un “nooo!!” disperato.
Nel sogno ho l’impressione di gridare, nella realtà mi ritrovo caduto al lato del letto, un po’ dolorante, la Titti stravolta dall’avermi sentito urlare disperato, sobbalzare e poi precipitare per terra.
Sono madido di sudore, stento a dare un senso all’esperienza di sogno così fisico appena vissuta ma c’è un’alba  bellissima di sole rosso dalle parti di Novi Ligure, la giornata del 14 si presenta piacevole, fino alle 13 quando Gabriele, il figlio, chiama trafelato la madre preannunciandole la notizia del crollo del Morandi.
Stupore, incredulità, richiami a non dire scemenze da “Scherzi a parte”; tutto vero, una mazzata fisica allo stomaco che mi fa cadere in ginocchio, stordito, senza fiato proprio a pensare al sogno così realistico fatto appena poco prima.
Forse papà mi ha segnalato che mi aveva salvato il giorno prima mentre ero in coda, lentamente, sopra il ponte ma che nulla ha potuto alle 11e36 di quel maledetto 14 agosto?

Generica

ELISA AVANZA
Sono genovese e ho 20 anni. Il 14 agosto al mattino ero a Lumarzo con i miei, tornavamo da scuola, ma sentiamo alla radio dire che era caduto Ponte Morandi. Ho iniziato a pensare ai miei amici. La sera stessa, siccome, suono la batteria, ho scelto di suonare qualcosa per la mia città. Ho suonato

GIORGIA V. EFFE
Il 14 agosto 2018 alle 11e36 stavo ascoltando le notizie in auto. Stavo andando in Svizzera. Ricordo che non appena sono rientrata in Italia ho sentito alla radio una telefonata di un’infermiera che miracolosamente era rientrata a casa dal turno da lavoro e piangeva perché si era salvata. Il ponte l’ho visto il 23 dicembre perché ero scesa a Certosa a vedere il “tunnel della luce”. Un silenzio mortale avvolgeva quella strada che passava proprio sotto al gigante crollato.

ANDREA MAGANUCO
Ero appena rientrato in casa con un amico. Stavamo cucinando del pesce… A un certo punto la notizia e siamo corsi giù in Misericordia Ponente Soccorso per attivare un altra squadra, siccome avevamo già una squadra impegnata sul ponte… Dovevamo evitare che si scoprissero le altre zone.

Crollato ponte Morandi a Genova

LUCA COLOMBINO
Sono un Vigile del Fuoco. Avevo appena varcato la soglia di casa con il trolley per andare a passare il Ferragosto da amici. Arriva mio figlio per salutarmi e mi dice: “Pà… è crollato il ponte il ponte di Brooklyn a Cornigliano”, facendomi vedere la foto. Sono rientrato in casa, ho posato il trolley e sono corso in caserma.

ANGELA PARODI
Il crollo del ponte l’ho saputo da mio figlio per telefono. Ci era passato sopra 10 minuti prima con la Croce Rossa dove faceva servizio. Non capivo.. Era molto agitato.. Non riuscivo a credere.. Poi mi ha mandato le foto.. Avevo capito di quale enorme disgrazia era successo.. Mi ha confermato che a lui non era successo niente ma là sotto era un disastro.. io ci ero passata sopra l’ultima volta il 7 agosto.. E sentivo che doveva crollare.. Infatti sentendomelo dentro.. Mi son detta: “Angela vai più veloce che puoi che il ponte crolla”. Dopo esattamente 7 giorni è successo.

FRANCESCA VERDI
Il 14 agosto all’ora del crollo ero a casa che mi preparavo per andare a lavoro e sistemavo i bambini, in quanto turnista li avrei portati a casa della nonna. Pure il padre era a lavoro. Verso mezzogiorno mi chiama il padre che lavora in guardia costiera al distaccamento della Marina di Sestri dicendomi che era caduto il ponte Morandi. Subito l’ho snobbato attaccandogli il cell in faccia. Mi richiama. Accendo la tv. Ancora nessuna notizia. Le reti regionali sono buie. Proprio di quel ponte parlavamo con un altro genovese che abita nella zona, durante la nostra vacanza estiva in Toscana al mare a Follonica, mio paese nativo. Noi siamo entrambi di fuori, lui napoletano, io toscana, a Genova per lavoro. Abitiamo a Bolzaneto, zona Ipercoop. Al mare abbiamo conosciuto una coppia di Genova e ci siamo trovati a parlare della vita, del traffico, della città e guarda caso proprio di quel ponte che i genovesi dicevano essere già progettato male. Passano 14 giorni ed ecco la catastrofe. Non riuscivo a crederci.

Crollato ponte Morandi a Genova

TIZIANA PIERRI
Il 14 agosto 2018 ero al lavoro. Da subito ero incredula, alle prime notizie su Facebook… assurdo, talmente assurdo che ho impiegato un quarto d’ora a capire che era tutto vero. Subito la telefonata a mio marito che fa l’autotrasportatore, poi il giro di chiamate per sincerarmi dei parenti vari. Poi il pianto disperato e quel nodo in gola che mai più potrò dimenticare perché sotto quel ponte è rimasto un pezzo anche di me in quanto cittadina di Genova. Ho pianto per una settimana. Mercoledì andrò in chiesa, accenderò un cero, pregherò per le vittime e perché non accada mai più una tragedia simile.

GLORIA CALCAGNO
Quando è caduto quel maledetto ponte mi trovavo a Garessio. Mia sorella e mia mamma erano a Genova. Stavo guardando su Facebook e un mio amico ha scritto un post… mi ricordo precise le parole: ”Ma raga hanno detto che è caduto il ponte di Brooklin…ma è vero?”. Mi attacco subito al telefono e chiamo mia madre dicendo che avevano scritto così. Lei non sa ancora nulla. Assicuratami che lei è mia sorella stessero bene contatto un mio conoscente che fa parte delle forze dell’ordine e lavora a Genova e mi dice: ”Sì, Gloria purtroppo è vero”. … Intanto sul mio telefono tantissime chiamate e messaggi di amici. La maggior parte mi diceva: “Dimmi che sei a Garessio e che stai bene”. Per ore cerco un’amico e la troverò solo in serata. Quando la sento scoppio in un pianto liberatorio, e la mando a quel paese.

ROBERTA MAGIONCALDA
Il 14 agosto 2018 alle ore 11e36 stavo scolando la pasta per pranzo. Mio marito mi ha dato la notizia e mi sono bruciata pesantemente alcune dita della mano con la pentola calda della pasta. Non credevamo fosse una notizia vera. Immediatamente mi telefona una mia amica da Bologna per chiedermi come stavo e avere notizie di cosa stava succedendo. Allora capii che la notizia non era una brutta fake news. Aprii la tv e vidi le immagini. Io lavoro agli Erzelli e percorrevo quotidianamente due volte al giorno il ponte Morandi. Quel giorno era il mio primo giorno di ferie. Telefonai in ufficio per avere notizie, se qualche collega non era arrivato in ufficio e poteva essere lì tra le vittime. Poi la notizia che mio nipote trentenne con un bimbo di nemmeno un anno era passato dal ponte mezz’ora prima del crollo rientrando dal lavoro. E poi lo sgomento più terribile. Chiunque di noi avrebbe potuto rimanere vittima e chiunque di noi poteva avere un familiare tra le vittime. Io abito in Valbisagno e ho vissuto più e più volte il disastro delle alluvioni ma il dramma del ponte è stato qualcosa di così esageratamente enorme che non ha confronto con nulla di immaginabile. Va oltre qualsiasi peggior disastro che si possa immaginare. Un lutto e una ferita che rimarrà in noi genovesi come l’11settembre per gli americani.

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MONICA VELASTEGUI
Sono Monica da Isorelle, comune di Savignone. Quel giorno ero sul letto. Mi dovevo recare in ospedale a Sampierdarena per un controllo di gravidanza così sono rimasta a casa. Dovevo andare verso l’ospedale di Novi Ligure e così ho deciso di aspettare a casa. Nel pomeriggio del 14 sono uscita per fare la spesa così sono stata ricoverata d’urgenza per un’emorragia. Così a 41 anni ho perso il mio bambino e non dimenticherò mai. Così questo anno ho deciso di andare lontano da casa perché non riesco a trovare un po di serenità dopo il crollo e la mia grandissima perdita.

ALESSIA ROCCO
Ero in Calabria da mio nonno! Una mia amica ha inviato una foto con un messaggio dicendo: “Ragazze non ci posso credere è crollato un pezzo di ponte dell’autostrada!”. La prima cosa che faccio è chiamare il mio compagno che lavora al mercato ortofrutticolo di Bolzaneto, (lui quel ponte lo faceva tutti i santi giorni e quello era l’orario di ritorno). Dopo 20 minuti lunghissimi minuti mi risponde, dicendomi di essersi fermato per bere un caffé al bar con i colleghi! Da lì le immagini della tragedia! Ringrazio dio che si sia fermato per quel caffé, ringrazio dio che non ci fosse nessuno delle persone che amo! Allo stesso modo chiedo scusa se ho avuto questo pensiero, e mi auguro che da questo non ci siano più sciagure di questo genere!

RENATA CARRO
Il 14/8 alle 11.36 stavo lavorando al computer e una collega mi ha telefonato per dirmi che il ponte Morandi era crollato. Mi sono spaventata al punto che ho dovuto cercare su internet quale fosse il ponte Morandi. Pioveva a dirotto e per un attimo mi sono veramente persa. Ho cercato in seguito di far mente locale e chiamare subito le persone che conoscevo e che potevano essere in macchina. Era con me un’altra collega ed è stato tutto molto agghiacciante. Ero passata sul ponte sabato 11.