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Di nuovo in manette per droga il ‘boss di Soziglia’ Giacinto Pino: a marzo aveva scritto un libro sul carcere

Molto noto in centro storico e un passato collegato alla 'mala' locale, quest'anno aveva scritto un libro sulla sua vita e sulle diverse esperienze in carcere

Genova. E’ stato arrestato questa mattina dai carabinieri su ordinanza di custodia cautelare firmato dal gip di Genova Giacinto Pino, noto come il “boss di Soziglia”. Pino è stato fermato nel bar L’Oasi di via Ponte Reale gestito dalla figlia. La misura cautelare fa riferimento a un traffico di stupefacenti e in particolare l’acquisto di 30 kg di hashish avvenuto il 15 marzo. Con lui a Filizzano in provincia di Massa è stato arrestato anche Andrea Faragli, il fornitore della droga.

Pino è un personaggio molto noto della malavita locale, soprannominato il boss di Soziglia perché gestisce varie attività economiche tramite la famiglia: un fruttivendolo, un bar appunto e un paio di negozi. Pino, sessant’anni compiuti due giorni fa. Ladro, poi rapinatore, di banca, poi si era dato alla droga.

Quest’anno Pino aveva scritto anche un libro, “Nessuno mi ha mai portato per mano. Nascere al Sud e perdersi al Nord” dove racconta della sua vita e, ironia della sorte, della voglia di riscatto dopo tante esperienze in carcere, una trentina d’anni e passa, compresa un parte in regime di 41bis.

Pino viene coinvolto nel febbraio 2015 nelle indagini per l’omicidio per mano di Marietto Rossi e della sua banda, del corriere della droga Giovanni Lombardi, ammazzato con quattro colpi di pistola e il cui cadavere stava per essere seppellito in un bosco a Borzonasca.

All’origine dell’omicidio uno “sgarro” per una partita di droga e Giovanni Lombardi era stato mandato a fare lo scambio proprio da Orazio Pino a cui Rossi aveva chiesto la droga (cocaina in questo caso) credito. Pino non si fidava della banda di Rossi e aveva mandato Lombardi. Per quella vicenda di droga Pino aveva patteggiato 4 anni e qualche mese.

Da poco si trovata in semilibertà, con l’obbligo di rientrare in carcere di notte ma potendo uscire di giorno. A quanto pare non ha perso tempo. Dalle carte dell’indagine che ha portato al suo arresto di questa mattina emerge che Pino aveva chiesto al suo fornitore ben 90 km di “fumo”, ma il fornitore lì per lì ne aveva solo 30. “Però anche l’altra mi serve” insiste più volte.

I 30 kg di hashish non arriveranno mai in realtà a Pino perché il corriere il 15 marzo viene discretamente fermato e arrestato dai carabinieri. In questi mesi il sostituto procuratore della Dda Federico Manotti ha lavoratore per arrivare alla richiesta di custodia cautelare in carcere firmata ieri dal gip Alessandra Solombrino. E proprio ieri per direttissima è stato processato uno dei “galoppini” di Pino, uno spacciatore italiano con diversi precedenti a confermare quanto il traffico di droga per il boss di Soziglia fosse tutt’ora florido.

“L’obiettivo che spero di avere raggiunto è quello della riflessione sul perché delle mie scelte e su come stia cercando di ribaltare una vita in cui, come ho sempre detto, nessuno mi ha obbligato a fare qualcosa: infatti ‘nessuno mi ha mai portato per mano’.” scrive Pino nel suo libro.

Attivissimo tra i detenuti frequentava i corsi per la maturità pur essendone già in possesso e quelli specifici sui diritti dei detenuti.

Generica

Lo scorso inverno aveva partecipato a un incontro con un giudice della Corte costituzionale in tour per le carceri italiane e aveva fatto un intervento sulla liberazione anticipata.

Studiava sociologia e a sessant’anni stava per laurearsi: gli mancavano cinque esami. Da questo aveva ottenuto la semilibertà, ma a ribaltare la sua vita evidentemente non c’è riuscito.