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Turismo, la Regione minimizza la flessione, ma per la provincia di Genova è il primo vero stop dopo quasi 20 anni di crescita

La provincia di Genova ha registrato una crescita praticamente costante dal 2001 al 2017

Genova. La Regione rimanda al mittente, liquidandole come allarmismo, le grida di allarme che da più parti sono arrivate dopo i dati di arrivi e presenze dei primi 5 mesi del 2019, tirando fuori un confronto con l’anno 2015. Verrebbe quasi da pensare che pur di tirare fuori qualche dato positivo, si sia andati a ritroso per vedere il primo dato che non fosse impietoso nel confronto.

La Regione parla di  548.884 arrivi e 1.175.835 presenze a fronte dei 533.471 arrivi e 1.138.658 presenze dello stesso periodo del 2015 in provincia di Genova. E i dati ancora provvisori relativi al mese di giugno segnano un ritorno al segno più rispetto al mese di maggio di quest’anno. Proprio ieri, durante la presentazione dei dati economici del primo semestre da parte di Confindustria Genova, si era parlato anche di turismo.

Nella presentazione di Guido Conforti, vicedirettore e responsabile del centro studi, commentata dal presidente Giovanni Mondini, emergeva una sostanziale tenuta dal punto di vista del fatturato (+1,1% quello italiano, +0,6% quello della clientela straniera), un leggero aumento dei prezzi di vendita (+0,6%), un aumento del costo del lavoro (+3,9%) e un incremento degli occupati in organico (+2,8%). Tutto a confronto con il primo semestre 2018. Impietoso il dato di arrivi e presenze: -6,9% gli arrivi (circa 40 mila persone in meno), ancora più preoccupante l’emorragia delle presenze (-7,3%, ossia quasi 100 mila pernottamenti in meno).

La Regione evidenzia anche il dato positivo dell’incremento del 52% del movimento crocieristi e l’aumento del 4,7% dei passeggeri in transito all’aeroporto Colombo. Verrebbe da pensare che, se non ci fosse questo traino, la situazione sarebbe stata molto più grave oggi.

La Regione parla di serie storiche e andando a vedere davvero il lungo periodo, si scopre che la provincia era in crescita costante almeno dal 2001 sull’anno (non riusciamo a reperire i dati sul semestre sugli annuari statistici regionali), gli arrivi in provincia di Genova erano stati 1.015.270 nel 2001, anno del G8, le presenze (ossia i pernottamenti) 2.771.705, con una permanenza media di 2,73 giorni. In questo caso si parla solo di arrivi e presenze negli esercizi ricettivi. Nel 2002, sempre in provincia di Genova, gli arrivi erano stati 1.006.943 e le presenze 2.633.708, con una permanenza media di 2,62 giorni, una flessione che viene ampiamente cancellata dai risultati del 2003: arrivi a 1.122.861 e presenze a 3.168.784, con una permanenza media di 2,82 giorni. Facendo un salto in avanti, nel 2010, anno in cui la crisi economica era ormai conclamata, gli arrivi in provincia di Genova sono stati 1.373.441, le presenze 3.530.165, ancora in crescita dunque, probabilmente merito del traino della città capoluogo, che è diventata una meta turistica gettonata. Nel 2014 arrivi a 1.468.102 e presenze a 3.552.955. Nel 2016 1.590.122 arrivi e 3.955.914 presenze. Una crescita costante insomma.

Nel 2018, primo anno di flessione rispetto a quello precedente, la provincia di Genova era in grado di fare 1.672.457 arrivi e 4.056.907 presenze. Un primo campanello d’allarme, in un momento in cui il turismo in Italia sta ancora crescendo (soprattutto grazie agli stranieri e solo in determinate categorie come le città d’arte). Dopo così tanti anni di crescita è inevitabile, forse, uno stop, ma il rischio è di non riuscire a mantenere quanto conquistato con tanta fatica e soprattutto visto il traino di tanti articoli di giornali esteri e la diffusione capillare di immagini ed “esperienze” sui social network. Oggi si parla di Genova molto più che in passato, anche se il capoluogo aveva già catalizzato l’attenzione prima con l’expo del 1992 e poi con il 2004, anno in cui è stata capitale europea della cultura, col senno di poi eventi che hanno davvero contribuito alla svolta turistica della città. Adesso arriverà probabilmente la parte più difficile: mantenere alta l’attrattività, far tornare chi ci è già stato e aumentare la permanenza media.