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Tasse, fisco e un po’ di improvvisazione, ecco perché si abbassano le saracinesche nel centro storico foto

C’è ancora chi pensa di trovare un lavoro aprendo un negozio o un bar ma questo non basta

Genova. Le tasse, la crisi, la concorrenza dei centri commerciali e dell’on-line, ma anche una mancanza di “cultura del commercio” che, a volte, fa chiudere imprese pochi mesi dopo che sono state avviate. È un’analisi concreta, e senza troppi mezzi termini, quella che fa Marina Porotto presidente del Civ Genovino e referente per della Consulta Ascom Confcommercio per il centro storico. Anche perché sono sempre troppe le saracinesche abbassate e le colpe sono molteplici.

negozio chiuso

“La situazione nel centro storico di Genova è di nuovo complessa – spiega Marina Porotto – e questo fa parte di quella crisi che ha colpito tutto il commercio, sopratutto i piccoli negozi, a causa della concorrenza fatta dalla grande distribuzione e, sopratutto, dall’on-line. È una crisi che colpisce tutti i settori, dall’abbigliamento, con la chiusura di grandi negozi storici, agli alimentari e poi tutto il comparto dei bar e della ristorazione che scontano anche la diminuzione della popolazione”.

È una realtà che si nota, sopratutto, in quelle che sono definite le zone della movida, quelle aree della città che la sera, sopratutto in estate, si animano di giovani e giovanissimi ma che, comunque, anche se sembrano “isole felici” iniziano ad accusare la crisi. E a pagare sono sopratutto i pubblici esercizi.  “Con meno abitanti l’offerta non può reggere – spiega Porotto – anche perché il turismo funziona ma bisogna creare più interesse verso questa città”.

A questo si aggiunge anche la fragilità di una rete commerciale “storica” che da un lato fa fatica a contrastare le nuove forme di vendita e dall’altro si trova schiacciata dal peso di una fiscalità sempre troppo pressante. “A Campetto abbiamo visto molte chiusure, concentrate in poco tempo – spiega – e questo è il peso di una fiscalità molto forte che grava tutta sul piccolo commercio. Chi mantiene due o tre dipendenti, quando aumentano la tari, le tasse, le addizionali, si trova in difficoltà e non riesce a finire il mese”.

Ma a questi, che sono i mali cronici della città, si sono aggiunti anche altri spunti di riflessione. Anche perché a chiudere i negozi, i bar, i ristoranti, non è solo la crisi. Il problema, infatti, è anche quello della mancanza di una cultura del commercio che porta, a volte, ad aperture azzardate, che durano lo spazio di pochi mesi. “

“C’è ancora chi pensa di trovare un lavoro aprendo un negozio o un bar ma questo non basta. Per lavorare in questo settore ci vuole tanta pazienza, tanta professionalità, formazione e sopratutto impegno. C’è chi pensa che sia tutto semplice, basta aprire la saracinesca, ma così non è anche perché bisogna saper lavorare bene e, sopratutto, fare rete con i colleghi”.