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No, tu no

Stop a “kebab” e minimarket: Regione e Comune estendono limitazioni a nuove aperture a Sampierdarena e San Teodoro

Dopo il centro storico stop a money transfer, sexy shop ma anche fast food che vendono cibi precotti e merce considerata "non di qualità" dagli uffici della pubblica amministrazione

Genova. Dopo il centro storico, Regione Liguria e Comune di Genova hanno lanciato l’offensiva al commercio considerato “non di qualità” anche nei quartieri di San Teodoro e a Sampierdarena. L’intesa, raggiunta di concerto con la Sovrintendenza per i beni architettonici e culturali e la Camera di Commercio e le associazioni di categoria, prevede un nuovo giro di vite sulle autorizzazioni all’apertura di determinate attività commerciali.

Le novità sono state presentate stamani nella sala Trasparenza della Regione Liguria, dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Benveduti e da quella comunale al Commercio Paola Bordilli.

Da un lato si estende anche al quartiere di San Teodoro (da Principe fino al mercato comunale di Dinegro) il regolamento messo a punto un anno fa e che prevede il diniego all’apertura di negozi come sexy shop, minimarket, money transfer e fast food con cibo precotto già esistente nel centro storico, dall’altro lato si individua una nuova zona di pregio storico e architettonico nel quartiere di Sampierdarena (come l’area tra via Cantore, via della Cella, via Carlo Rolando) per cui saranno ugualmente previste alcune limitazioni alle aperture, anche in questo caso attività considerate “etniche” dal cibo al commercio, favorendo l’insediamento di esercizi di qualità.

Regione Liguria e Comune di Genova inoltre hanno integrato la precedente intesa con un’indicazione che impone ai proprietari dei negozi di manutenere gli immobili commerciali seppure temporaneamente sfitti.

“Con queste modifiche – dice l’assessore Benveduti – andiamo a rispondere alle esigenze di un quartiere che un tempo, in alcune via, ricordava l’eleganza del centro di Genova e che negli ultimi decenni ha sofferto un progressivo degrado. Non abbiamo intenzione di ostacolare la libera impresa, che resta il motore della nostra economia, ma essa deve essere ben regolamentata”.

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