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Regione Liguria approva lo “stato di emergenza climatica”. Fridays for Future: “Torneremo per passare ai fatti”

In autunno si tornerà a votare su documenti stringenti anche per porti e plastica

Genova. Regione Liguria, seconda regione in Italia, attraverso le sue istituzioni, ha riconosciuto (e firmato) lo Stato di Emergenza Climatica, da cui derivano impegni e “cambi di rotta” economici.

La notizia, che potrebbe far diventare il 9 luglio 2019 una data storica per la nostra regione, arriva dal consiglio regionale, che ha approvato all’unanimità l’appello di “Fridays for future”, dopo aver incontrato questa mattina una delegazione dei giovani ambientalisti.

Il testo approvato è un ordine del giorno che ha assorbito praticamente tutte le istanze presentate dagli attivisti per il clima. A settembre dovrebbe arrivare una mozione più specifica con le prime disposizioni.

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Nel documento proposto e trasformato in ordine del giorno, si chiede alla Regione “ogni possibile contributo all’interno delle proprie competenze per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi e di fissare un obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di gas climalteranti entro il 2030”.

Friday for future propone “di progettare una conversione ecologica dell’economia“, una sorta di “Green New Deal in grado di coniugare traguardi di sviluppo sostenibile e di giustizia sociale, senza pregiudicare i cicli naturali di cui gli esseri umani sono parte integrante” e senza far gravare i costi della transizione sulle fasce più deboli della popolazione che, piuttosto, “devono essere sostenuti soprattutto da chi ha causato maggiormente i danni ambientali.

Tra le altre richieste quella di attivarsi in modo da ottenere l’esclusione dal “patto di stabilità” delle spese delle amministrazioni locali in ambito ambientale, di adattamento ai cambiamenti climatici, risparmio energetico e dissesto idrogeologico.

Nel documento passato in Regione non sono stati recepite però due parti importanti, cioè quella sui porti e quella sulla plastica, inizialmente proposta dai Fridays: la prima prevedeva la richiesta di vietare l’uso di carburanti inquinanti (con contenuto maggiore di 0,1% di zolfo) aumentando le sanzioni per chi contravviene, nonché l’elettrificazione delle banchine dei porti, obbligando le navi mercantili ad utilizzarle, ed il potenziamento della rete elettrica di alimentazione così da consentire il collegamento anche a quelle passeggeri. Una richiesta molto forte, ad oggi forse difficilmente compatibile con i ritardi del Porto di Genova (e non solo) sulle normative internazionali, e che sconta una programmazione di intervento ancora poco chiara, e legata alle scelte che non arrivano sul Gnl.

La seconda, anche questa molto qualificante, riguarda la ricezione della direttiva COM/2018/340 relativa all’eliminazione della plastica monouso prima del 2021, da ritenersi incompatibile con lo stato di emergenza climatica e ambientale, in particolare da attuarsi per la stagione estiva 2019, ormai iniziata, per i lidi e gli stabilimenti balneari. Una richiesta anche in questo caso molto concreta, che probabilmente necessita di ulteriori passaggi.

“E’ un inizio – commenta Francesca Ghio – Torneremo a farci sentire. Non deve essere solo una dichiarazione di intenti ma una presa di coscienza politica che sia accompagnata da azioni concrete. Siamo molto soddisfatti per il fatto che i partiti abbiamo capito che c’è bisogno di collaborare e stare uniti sulle politiche ambientali. E’ un punto di partenza, da cui portare nuove migliorie per la nostra regione, che è la seconda a dichiarare lo Stato di Emergenza climatica”

In autunno, quindi, è previsto un secondo passaggio, per andare maggiormente a fondo con le questioni: ora l’emergenza è una realtà, e non è poco, ma alle parole devono seguire i fatti, quelli veri.