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Legge elettorale per le regionali, il Pd propone abolizione del listino e doppia preferenza di genere

Genova. Abolizione del listino e introduzione della doppia preferenza di genere e a. Sono le basi della proposta di legge elettorale presentata dal gruppo del Partito Democratico in Regione Liguria.

“Intendiamo sanare due evidenti contraddizioni oggi presenti nella legge elettorale regionale – spiegano dal Pd – da un lato vogliamo restituire agli elettori la facoltà e soprattutto il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Dall’altro vogliamo sradicare una vera e propria vergogna: e cioè il fatto che il nostro sistema elettorale è rimasto uno degli ultimi a non prevedere una norma antidiscriminatoria a tutela del genere. Basta guardare il consiglio regionale oggi per rendersi conto che così non può andare: solo tre donne presenti in Consiglio su trenta consiglieri è una realtà che non possiamo più tollerare”.

“Vogliamo essere chiari – proseguono i dem – queste due contraddizioni (listino dei nominati e assenza di una tutela di genere) oggi presenti nella legge elettorale vanno superate entrambe. Non accetteremo compromessi al ribasso: non voteremo nessuna proposta di legge che non includa anche la doppia preferenza di genere”.

Nella proposta del Pd si attribuiscono subito tutti e trenta i consiglieri regionali. Chi vince con il minimo scarto di voti conquista comunque una maggioranza di 16 consiglieri più il presidente. Alla minoranza ne spettano invece 14. In questo modo dovrebbe essere garantita sia la governabilità, superando l’incertezza dell’attuale legge elettorale, sia un’adeguata rappresentanza della minoranza.

“Non abbiamo nulla contro il ballottaggio previsto dal Movimento 5 Stelle – continuano dal gruppo del Pd – ma pensiamo che dovendo trovare una larga maggioranza in Consiglio regionale per approvare la legge sia preferibile concentrarsi su alcune puntuali modifiche sostanziali, piuttosto che su un disegno di legge elettorale completamente diverso da quello attuale su cui difficilmente troveremo il consenso della maggioranza”.

Secondo il Pd infine la norma suggerita da Toti che prevede le automatiche dimissioni degli assessori e il subentro dei primi dei non eletti “è destinata a ingenerare circa 800.000 euro di spesa in più all’anno (e quindi oltre 4 milioni di euro in un intero mandato). Non siamo d’accordo.
Ora aspettiamo la proposta della maggioranza. Vediamo se dalle parole si passa anche ai fatti”.