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La Traviata, un successo di pubblico al Porto Antico

Siamo andati alla prima del Teatro Carlo Felice "in trasferta" al Porto Antico

Genova. Un successo di pubblico la prima della Traviata all’Arena del Mare del Porto Antico di Genova. L’opera di Verdi ha conquistato anche parecchi turisti che sono accorsi per ammirare l’allestimento proposto nell’ambito della rassegna “Ti porto all’opera”. Il titolo resterà in scena sino al primo di agosto alle 21.15, per poi lasciare spazio al “Concerto di mezza estate” il 4 agosto che propone la sinfonia n. 5 di Beethoven (si potrà ascoltare dal vivo uno degli incipit più famosi della storia)e la sinfonia n. 9 di Dvořák.

Protagonisti Angela Nisi (Isabella Lee la sostituisce nelle repliche del 30 luglio e del 1 agosto) nei panni di Violetta, Giulio Pelligra è Alfredo (Alessandro Fantoni 30 luglio e 1 agosto), il papà di Alfredo, Giorgio Germont è interpretato da Stefano Antonucci (Sergio Bologna 30/7 e 1/8). Il resto del cast è composto da Marta Leung (Flora), Laura Esposito (Annina), Jude Won (Gastone), Claudio Ottino (Barone Douphol), Federico Benetti (Marchese d’Obigny), John Paul Huckle (Dottor Grenvil).

La storia (questa volta non abbiamo preparato il nostro consueto Lirica for dummies, per cui la riassumiamo qui) è ispirata alla Signora delle camelie, opera teatrale di Alexandre Dumas (figlio): nella Parigi di metà Ottocento, la mondana Violetta Valery, amante del barone Douphol, sta dando una festa per scordare i propri problemi di salute. Le viene presentato Alfredo Germond, che le dichiara il suo amore. Lei fa la preziosa e gli dona una camelia chiedendogli di tornare quando sarà appassita. In realtà Violetta si rende conto di essere innamorata di lui. I due vanno a vivere insieme fuori Parigi, ma i problemi economici non mancano. Il padre di Alfredo, Giorgio, invita Violetta a lasciare il figlio per non infangare il buon nome della famiglia. La donna, con grande sofferenza, accetta. Alfredo scopre che lei sarà alla festa di Flora e la sorprende in compagnia di Douphol. Come gesto di enorme disprezzo, le getta addosso il denaro vinto al gioco. Violetta sviene, il barone sfida Alfredo a duello e Giorgio Germont rimprovera il figlio per il gesto. Violetta e Alfredo si dichiarano reciproco amore. La felicità dura poco, la tisi lascia poche speranze di vita alla donna, che nel terzo atto è sdraiata sul letto, morente. Fuori impazza il carnevale. Arriva Alfredo e le promette di portarla via da lì, accorre anche Giorgio, che si pente di tutto e la abbraccia come una figlia. Violetta sembra riprendersi per un momento, prima di cadere a terra, morta.

L’opera dura, compresi i due intervalli, circa tre ore, terminando intorno alle 0.15. Organizzatevi di conseguenza.

Perché andare a vederla:

Pur preferendo l’acustica teatrale, che non prevede microfoni, la location all’aperto dell’Arena del Mare del Porto Antico è favolosa e quasi distrae. I colori del tramonto riflessi sul mare, la lanterna che illumina l’orizzonte, i traghetti che passano a pochi metri, sovrastando il palco in altezza, sono qualcosa di davvero unico al mondo.

La cornice sontuosa contrasta con la scelta “minimal” delle scene, in cui prevale il bianco. Sedie in piedi e rovesciate, oltre al pianoforte nel primo atto, un divano, girato di tre quarti di spalle, nel secondo, il letto, anch’esso quasi di spalle al pubblico, nel terzo. A dare colore (soprattutto rosso) il maxischermo alle spalle dei cantanti, in cui sin dal primo “frame” si capisce l’ambientazione parigina, con una torre Eiffel ben evidente. Schermo digitale, ma ciò che vi è rappresentato sono delle vere e proprie opere pittoriche di arte contemporanea, in un contrasto “tecnologico” felice.

I costumi sono novecenteschi, rispetto all’ambientazione originale. Inoltre la scelta di vestire Violetta con i pantaloni nel secondo atto, dà l’impressione di voler sottolineare l’indipendenza di questa donna.

La musica di Traviata è universalmente riconosciuta anche da chi di opera non è appassionato: dal “libiamo ne’lieti calici”, alla cabaletta (breve aria d’opera, vivace, talvolta con variazioni, solitamente alla fine di un duetto, di una scena o di un concertato) “Sempre libera degg’io”? Passando per le arie di Alfredo “Un dì felice, eterea” e “De’ miei bollenti spiriti?” e come dimenticare “Amami Alfredo?”, frase musicale che rappresenta uno dei passaggi chiave di quest’opera. La direzione di Jacopo Rivani è stata applaudita, a nostro parere più efficace nelle parti più delicate e dolorose di quest’opera.

Particolarmente apprezzate dal pubblico le performance di Angela Nisi (Violetta) e Stefano Antonucci (Giorgio Germont), già applaudito nella recente Madama Butterfly.

Da spettatori abbiamo solo avuto un dispiacere: nel momento della morte di Violetta, gli altri personaggi, tra cui Alfredo e Giorgio, sono girati di spalle, è davvero un ulteriore colpo al cuore che forse ci saremmo risparmiati.