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La “piaga” delle meduse sulle spiagge del levante di Genova, ma l’esperto: “Il caldo non c’entra, specie in crescita da 20 anni”

Segnalazioni tra Vernazzola e Nervi, ma non solo. Il docente di zoologia Ferdinando Boero: "Ci sono sempre meno pesci, normale ci siano più meduse"

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Genova. Sono state avvistate e “percepite” in gran numero sulle spiagge e vicino agli scogli del litorale del levante genovese, Vernazzola, Quinto, Priaruggia, Nervi e non solo. Sia vicine alla riva, sia più al largo, non si può parlare di “invasione” – e infatti la guardia costiera esclude fenomeni eccezionali – ma sicuramente un fastidio in questi giorni di caldo record per cui un tuffo in mare può essere una delle poche pratiche di sopravvivenza.

Le meduse sono tra noi. Quelle viola, piccole ma altamente urticanti (si chiamano Pelagia Noctiluca). “E non solo nel levante di Genova – fa notare Ferdinando Boero, docente di zoologia all’Università Federico II di Napoli e associato al Cnr Ias di Genova, uno dei massimi esperti di meduse in Italia – l’aumento delle meduse è registrato in tutta Italia e, se dobbiamo essere corretti e sfatare magari un falso mito, il riscaldamento del mare c’entra poco e niente”.

E’ da 15, 20 anni che il trend vede un aumento nella presenza delle meduse nel mar Mediterraneo e così anche a Genova – spiega Boero – ma il collegamento esatto è quello con la progressiva diminuzione del numero di pesci, le meduse aumentano perché hanno più microorganismi da mangiare, per cui prima dovevano affrontare la concorrenza dei pesci, inoltre le meduse stesse mangiano uova e larve pesci, il tutto è dovuto al fatto che stiamo sfruttando industrialmente le risorse marine portandole a esaurimento”.

Quindi se una medusa ci pungerà è colpa (anche) del branzino che troveremo nel piatto. Nel caso accadesse, comunque, ecco qualche consiglio su cosa fare e cosa non fare in caso di ustione da medusa. E no, fare la pipì sopra la parte colpita, non è una buona idea.

Vademecum:

Lavare la parte colpita con acqua di mare, in modo da diluire la tossina penetrata. Evitare l’acqua dolce perché potrebbe favorire la rottura delle nematocisti, le strutture urticanti che le meduse usano per difendersi.

Se si viene sfiorati da una medusa quando si è al largo, no panic: continuare a respirare regolarmente e tornare a riva. Mantenere la calma anche a riva, naturalmente.

Pulire la pelle dai filamenti residui. Per rimuoverli, si può usare una carta di credito oppure un coltello, ma non dalla parte della lama.

Se avete con voi una pomata al cloruro d’alluminio, usatela. Meglio se a una concentrazione del 5%. Se il dolore persiste o ci sono altri sintomi andare al pronto soccorso o chiamare il 112.

I falsi miti. Non strofinare la zona colpita con sabbia o con una pietra tiepida. Le tossine sono termolabili, vengono cioè inattivate dal calore, ma perché ciò avvenga bisognerebbe raggiungere una temperatura di circa 50 gradi. Non usare ammoniaca, urina, aceto, alcol. Sono rimedi inutili quando non dannosi. Non grattarsi, se si rompono le eventuali nematocisti libereranno ulteriore veleno.

Non usare creme al cortisone o contenenti antistaminico: sono inutili perché entrano in azione solo dopo circa 30 minuti dall’applicazione e cioè quando la reazione è già naturalmente esaurita. E non prendere sole sulla parte colpita. Usare creme a filtro totale.